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Roma – Salvaiciclisti: “Tre anni senza Eva” e scoppia la polemica con i vigili

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L’anniversario della morte della giovane travolta da un taxi ai Fori imperiali. Il movimento di ciclo-attivisti risponde a Buttarelli sulle sanzioni previste anche per le due ruote: “Bene il rispetto del codice della strada, ma la causa degli incidenti è soprattutto il grave ritardo della capitale sulla mobilità ciclistica”.

 

Una triste ricorrenza per i ciclisti urbani della Capitale: in questi giorni cade il terzo anniversario della morte della ciclista urbana Eva Bohdalova, falciata di notte da un taxi in via dei Fori Imperiali mentre ritornava a casa in bicicletta. Domani, mercoledì 31 ottobre, gli attivisti di #salvaiciclisti s’incontreranno al palo 27 dell’Acea, dove è legata la “ghost bike” di Eva, per ricordarla e organizzare un rilevamento della velocità delle auto, che continuano a sfrecciare ben oltre i limiti ai piedi del Campidoglio e a due passi dal Colosseo. Ma è polemica per una recente uscita del comandante dei vigili Carlo Buttarelli che, intervistato da un quotidiano romano, ha annunciato una stretta nei confronti dei ciclisti “indisciplinati” che pedalano “con le cuffie” sui marciapiedi rappresentando un pericolo per la circolazione.

“Per la sicurezza stradale, se necessario, il Codice della Strada prevede che gli agenti multino anche chi guida veicoli a conduzione muscolare”, ha dichiarato il capo dei vigili. Un’uscita che non è affatto piaciuta al movimento capitolino di #salvaiciclisti che ha stigmatizzato la presa di posizione “antibici”. Soprattutto perché la Capitale è “maglia nera” della ciclabilità, con un Biciplan comunale approvato da sei mesi ma non ancora finanziato e un servizio di bike sharing mai decollato e oggi fermo al palo. Roma: città chiusa alle biciclette.

 

“Premesso che i ciclisti devono certo rispettare il Codice della Strada – scrivono i cicloattivisti – e che non portare gli auricolari è meglio, perché l’udito può scongiurare incidenti, non sono certo le cuffie, l’assenza di casco o di specchietti e il comportamento spesso additato come irresponsabile dei ciclisti a creare incidenti. Lo sono invece l’assenza di piste ciclabili e di incroci sicuri, il grave ritardo della mobilità ciclistica della Capitale, che si trova all’ultimo posto della classifica”.

Nelle vie di Roma ciclisti e pedoni – gli utenti fragili della strada – continuano a essere uccisi dalle numerosissime infrazioni del Codice della Strada commesse dagli automobilisti, come i sorpassi azzardati e il superamento dei limiti di velocità, come spiegano i cicloattivisti: “Il ciclista urbano, schiacciato tra traffico feroce/mortale e immobilità della politica, è oggi l’utente debole per eccellenza: accollargli con una comunicazione errata la responsabilità degli ancora troppo numerosi incidenti stradali non trova riscontro nella realtà dei fatti”.

Chi sceglie di spostarsi pedalando in città, oggi, continua insomma a farlo a suo rischio e pericolo, schivando i numerosi “bastoni tra le ruote” che incontra per strada: attraversamenti pericolosi, traffico motorizzato caotico e assenza di infrastrutture dedicate per muoversi in sicurezza. E l’annunciato giro di vite verso i ciclisti urbani renderà più difficile anche la sosta: lasciare legata la propria due ruote a un palo sul marciapiede comporterà una multa di 80 euro. Le rastrelliere in strada, però, sono quasi introvabili e le rare presenti spesso non sono sicure, perché non consentono di legare contemporaneamente le ruote e il telaio, rendendo le bici facile preda dei ladri.
Chi pedala sul marciapiede potrebbe incappare in una multa di 39 euro, ma nelle strade ad alto scorrimento sprovviste di ciclabili per muoversi in bici in sicurezza non ci sono alternative come sottolineano i cicloattivisti: “Se il ciclista è costretto a salire sul marciapiede lo fa unicamente con lo scopo di tornare a casa incolume; il casco, malgrado quello che si legge spesso, non ha mai protetto chiunque sia stato travolto da una macchina”.

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