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Comuni-Equitalia, un rapporto a termine. Decade il divieto per gli enti municipali di interrompere il rapporto con Equitalia. Modifiche alla legge di stabilità: c’è il tesoretto

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di Francesco Maltoni

Il rapporto tra Equitalia e comuni sarà a termine e, soprattutto, senza vincoli. È questa la novità più importante emersa dall’esame finale della Commissione bilancio alla Camera sul decreto 174/2012, altrimenti noto come “decreto salva enti”.

Si tratta di un colpo a sorpresa, con la regia dell’esecutivo che, con un linea che in apparenza opposta a quella sostenuta sinora dal governo sul tema della riscossione dei tributi, taglia il cordone ombelicale di Equitalia dagli apparati comunali. Decade, in questo modo, il divieto, per gli enti municipali, di interrompere il rapporto con l’istituto guidato da Attilio Befera, che finora aveva sempre diretto in solitudine la gestione degli oneri locali. La nuova “possibilità di divorzio” viene introdotta in seguito a un emendamento presentato dalla Lega Nord, appoggiato tanto dai rappresentanti della squadra Monti che dai relatori del testo di legge. Il governo, però, ha dovuto incassare anche un inatteso ko, su un ulteriore emendamento, sempre al decreto enti locali, che prevede l’eliminazione delle penali da versare alla Cassa depositi e prestiti per l’estinzione pregressa dei prestiti comunali.

Non sono servite le barricate del governo, che in Commissione ha cercato di far valere il diritto della Cassa di vedersi riconosciuto il saldo della penale, così come avviene, di regola, negli istituti di credito privati. Una maggioranza inedita tra Pd, Pdl e Lega ha però bloccato questo principio, che pone nuovi interrogativi verso un decreto approdato in aula radicalmente diverso da come era stato licenziato dal Consiglio dei ministri. Andranno verificate coperture e sbarramenti, con un calendario molto serrato, che vede incolonnati alle Camere provvedimenti di importanza molto vasta, come i tagli ai costi degli enti e la legge di stabilità.

E proprio sul fronte della legge Finanziaria per i prossimi due anni, si profila la scoperta di un “tesoretto” non calcolato nella definizione originaria del patto. Si tratta, in sostanza, delle risorse che verrebbero mantenute dal taglio alle annunciate detrazioni Irpef: in totale, 6,7 miliardi di euro nell’arco di un triennio. Naturalmente, la somma è il risultato di un incrocio di fattori: oltre al venir meno degli sconti Irpef, vanno inseriti nel computo tanto la rinuncia alla crescita di un punto percentuale dell’Iva, quanto la non retroattività di detrazioni e deduzioni inizialmente comprese nella legge di bilancio. Così, verrebbero risparmiati 1,1 miliardi nel 2013, 3,1 nel 2014 e 2,5 nel 2015, che, a quanto si apprende, andrebbero a vantaggio delle famiglie e ad alleggerimento del cuneo fiscale, cioè la tassazione sul lavoro dipendente. Gli enti locali, però, non sono ancora soddisfatti e chiedono un ulteriore allentamento del patto in via di definizione, con esclusione degli investimenti correlati al dissesto idrogeologico o alla manutenzione degli edifici scolastici.

Tutto ciò, mentre la legge di stabilità viene riscritta quasi integralmente, sotto l’influsso positivo dell’incremento delle entrate fiscali, a livello centrale, nei primi 9 mesi dell’anno: crescita del 3,8% con un salto nel gettito di 10,6 miliardi.
 

Fonte: La Gazzetta degli Enti Locali.it

 

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