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Palermo – Parcheggiatori abusivi ovunque ma la legge può fare ben poco

Tutti sono al corrente della piaga dei posteggiatori abusivi che impongono “l’offerta del caffè” agli automobilisti palermitani. Qualcuno si lamenta, molti preferiscono pagare. Tuttavia, da un punto di vista giuridico punire questa forma di coercizione non è semplice. Fare il posteggiatore non costituisce reato penale e non si può arrestare qualcuno perché “guarda le macchine”.
 
Un’analisi corretta del fenomeno, dunque, deve partire dal Codice della Strada, che all’art. 7 comma 15-bis stabilisce che “coloro che esercitano abusivamente, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare abusivamente l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 726 a 2.918 euro. Se nell’attività sono impiegati minori la somma è raddoppiata”. Tra l’altro se i minori sono di età inferiore ai 14 anni in genere scatta la denuncia per sfruttamento minorile.
Scavando tra le leggi si potrebbero trovare altre ipotesi sanzionatorie, ad esempio l’evasione fiscale, perché c’è un guadagno in nero. Oppure, nell’eventualità di una recidiva, si potrebbe applicare l’art. 650 del Codice Penale sulla “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”, nel caso del divieto di perseguire l’attività illecita.
Ma resta il problema di fondo. Il Codice della Strada, infatti, prevede la figura del parcheggiatore in area privata. Se questa attività viene svolta sul suolo pubblico si configura “soltanto” l’illecito amministrativo, un abuso che viene punito con una multa. Ma i posteggiatori abusivi spesso risultano nullatenenti e le sanzioni “non vengono mai pagate”, spiega il comandante della Polizia municipale di Palermo, Vincenzo Messina. Addirittura “nel 2011 non ne è stata pagata nessuna – continua -. Il discorso vale anche per il 2012: in pochi mesi abbiamo elevato 176 contestazioni da 726 euro l’una, senza alcun risultato. C’è purtroppo un vuoto normativo, perché a meno che non ci sia una denuncia per estorsione, e ovviamente siamo nel penale, dobbiamo limitarci alle multe”.
La richiesta dell’obolo, specie se accompagnata da minacce, si configura infatti come reato di estorsione, che però va provata o colta in flagranza. Beccare il reo sul fatto è difficile, i vigili devono agire in borghese e con auto civette e devono farlo in gruppo, perché spesso hanno a che fare con personaggi poco raccomandabili: risale a luglio l’ultima aggressione a un vigile da parte di un posteggiatore abusivo che era stato appena sanzionato. Ci sarebbe allora la denuncia da parte del cittadino, che poi deve testimoniare in tribunale superando il timore dell’eventuale ritorsione. E non tutti lo fanno. Non solo: “i cittadini che lasciano le chiavi al posteggiatore – spiega Messina – rischiano una multa di 398 euro per incauto affidamento”. Cioè potrebbero essere gli unici a pagare le conseguenze.
Quali soluzioni? La polizia municipale ha realizzato una mappa dei luoghi prescelti per l’attività illecita e i controlli negli ultimi tempi sono visibilmente aumentati. Una soluzione simile la sta tentando il Comune di Napoli, che ha istituito un registro di schedature dei posteggiatori. È difficile tuttavia immaginare quale sbocco giuridico concreto possa avere una semplice mappatura, a parte i canonici controlli. Il vuoto normativo resta. Come l’obbligo del caffè.

Fonte: www.qds.it

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