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Le multe stradali? In 6mila Comuni da lunedì non le riscuoterà più nessuno per l’addio di Equitalia

Uscito dal supermercato o dall’ufficio postale, l’automobilista trova la multa sul parabrezza; prende il verbale, lo legge con un sorriso curioso invece che con la solita irritazione, poi lo arrotola e, se è coscienzioso, cerca un cestino della carta anziché buttarlo direttamente per terra.

L’automobilista in questione non è impunito o impazzito, ma solo informato. E sa che, in 6mila Comuni italiani su 8mila, la riscossione coattiva che serve a convincere i più riottosi a pagare le multe e i tributi locali sta chiudendo i battenti. Per la precisione, chiuderà lunedì prossimo: Equitalia, l’agente nazionale della riscossione che raccoglie le entrate anche per questi Comuni, ha scritto nei giorni scorsi ai sindaci per chiedere di non inviare più ruoli a partire dal prossimo 20 maggio. Dal 1° luglio, infatti, la legge prevede che Equitalia «cessi le attività» di riscossione per gli enti locali, per cui le nuove cartelle non avrebbero alcuna possibilità reale di arrivare in tempo alla riscossione e si trasformerebbero esclusivamente in costi amministrativi per i Comuni (il lavoro di Equitalia va sempre pagato). Peccato che, con poche eccezioni, i sindaci non abbiano alcuna alternativa percorribile per sostituire immediatamente Equitalia, perché non possono assumere, e tanto meno possono costituire nuove società strumentali: anzi, devono cedere a privati quelle che hanno entro il 30 giugno, se vogliono evitare di chiuderle entro fine anno.

Come sempre, il caos normativo premia i furbi, che in questo caso sono rappresentati da chi non vuol pagare le multe o le altre tasse comunali (per esempio la tassa rifiuti). La riscossione a ruolo degli enti locali vale un miliardo e mezzo all’anno, ma è chiaro che se non si interviene in fretta si apre una falla che vale molto di più: molti pagano spontaneamente i verbali che li riguardano proprio perché sanno che l’amministrazione pubblica ha strumenti coattivi per convincere chi non si presenta alla cassa: senza riscossione coattiva, tutto sarebbe lasciato alla buona volontà o al senso civico del singolo, con risultati facili da prevedere.

Il problema è particolarmente delicato proprio per le multe: ogni anno i Comuni scrivono verbali per 1,3-1,4 miliardi, ma un buon 20% di questa somma non arriva in cassa nei 12 mesi in cui è stata accertata. Questi dati, però, sono il frutto di una media molto variegata, che comprende città in cui il tasso di riscossione effettivo era molto più basso anche quando le regole erano assai più chiare di oggi: per esempio negli ultimi certificati consuntivi disponibili (2011), a Roma sono stati incassati in conto competenza 130 dei 300 milioni accertati (il 43,3%), a Caserta il dato scende a 40,4%, a Cosenza si attesta al 37% e a Catania crolla al 20,7 per cento. nelle tante città servite da Equitalia, naturalmente, queste percentuali sono destinate a precipitare se il Governo non interviene a breve a metterci una pezza.

Il buco sui soggetti che devono raccogliere le entrate dei Comuni non è l’unico colpo ai sistemi di riscossione locale. Il decreto Sviluppo varato dal Governo Berlusconi nel giugno del 2011, cioè lo stesso provvedimento che fa uscire Equitalia dalla collaborazione con i sindaci, aveva già stoppato l’applicazione ordinaria degli strumenti esecutivi per tutti i debiti tributari sotto i 2mila euro. Lo scopo era di allentare la tensione che cominciava a salire sulla riscossione statale, ma la norma ha concentrato i propri effetti proprio sulle entrate dei Comuni, che nell’ampia maggioranza dei casi sono sotto la soglia dei 2mila euro (superata in genere dai debiti verso lo Stato). Il classico divieto di sosta senza “aggravanti” produce un verbale da 39 euro, che in cinque anni tra interessi, sanzioni e aggi può lievitare intorno a quota 162 euro. Per arrivare a quella soglia dei 2mila euro che farebbe scattare le ganasce, quindi, si dovrebbero accumulare 53 verbali, oppure si possono tranquillamente accumulare 12 divieti di sosta, lasciandoli riposare per anni. La soglia serviva ad allungare i tempi delle ganasce fiscali, che nel nuovo quadro finirebbero per non scattare mai più: le multe, però, si prescrivono in cinque anni, e secondo molte sentenze (anche di Cassazione) la decorrenza non scatta dalla notifica dal momento dell’illecito, allargando di conseguenza le chance per il «tana libera tutti». Un caos, insomma, che è scritto in «Gazzetta Ufficiale» da più di due anni ma che nessuno ha voluto affrontare prima di essere troppo vicini alla data cruciale del 1° luglio prossimo.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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