Questo articolo è stato letto 0 volte

Non e’ in grado di soffiare nel palloncino? e’ reato

La Cassazione si conferma intransigente: confermata la condanna dell’ubriaco presunto che non era riuscito a soffiare nell’alcoltest.

La Corte di Cassazione, IV sez. penale, con sentenza depositata il 27 maggio 2013, n. 22644, rigetta il ricorso di un automobilista di Varese, sanzionato per guida in stato di ebbrezza con due mesi di arresto, ammenda di 4000 euro e un anno di sospensione patente. Il ricorrente aveva contestato la condanna ai sensi della lettera b) dell’Articolo 186 – Guida sotto l’influenza dell’alcol, II comma C.d.S., che punisce chi supera la “soglia di mezzo”, tra l’ebbrezza lieve e l’ebbrezza grave. Si doveva optare, in assenza di prove certe, se non elementi sintomatici, per una condanna più mite. Senza prove, solo con gli indizi dati dal comportamento del reo, la difesa del ricorrente sostiene che non si poteva contestare altro che l’ipotesi di ebbrezza lieve, quella che supera i 0,5 g/l di alcol nel sangue. Con conseguenze incisive sulla qualificazione dell’illecito, che da penale diventa amministrativo. Gli Ermellini rigettano, appoggiandosi a un orientamento consolidato.

SE MAI FOSSE UNO STRATAGEMMA, NON FUNZIONA – Non sappiamo se l’automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza non abbia soffiato abbastanza nel palloncino perchè troppo sbronzo, perchè non si sentiva bene, o per cercare di sfangarla. Di certo c’è che dopo lo stratagemma di rifiutarsi di fare l’etilometro (decisamente autolesionista, dal momento che il rifiuto equivale all’ipotesi più grave di guida in stato di ebrezza), ora è chiaro che anche il tentativo di rendere nullo l’acoltest, non soffiando abbastanza, è destinato a fallire. Il tentativo di questo caparbio automobilista di salvarsi dalla condanna si è spinto per tutti e tre i gradi di giudizio, senza riuscire a sovvertire la sentenza di primo grado, che aveva giudicato gli elementi sintomatici descritti dalle Forze dell’Ordine idonei a configurare il reato di cui all’art. 186, comma  II, lett. B). Il ricorrente non pretendeva di negare lo stato di ebbrezza, ma ne chiedeva la depenalizzazione: chiedeva insomma di considerare un’ebbrezza “presunta” come un’ebbrezza lieve, che configura un illecito amministrativo e non un reato penale. Nell’incertezza, si dovrebbe propendere per l’ipotesi più favorevole per l’imputato (favor rei).

L’ORIENTAMENTO SEVERO DELLA SUPREMA CORTE – Il caso prospettato nella sentenza appena depositata dalla Suprema Corte evidenzia in modo abbastanza chiaro quale sia il terreno di battaglia nella lotta alla guida in stato di ebbrezza e di come questo terreno di battaglia finisca sempre per cedere sotto i piedi degli automobilisti colpiti dalle severe sanzioni previste dalle norme di settore recentemente riformate.
In particolare in questo caso vengono in esame gli “elementi sintomatici“, che sono per natura suscettibili di varia interpretazione e dunque risentono sempre della versione che le Forze dell’Ordine intervenute vogliano dare nel verbale. Ciò va considerato, a prescindere dal caso di specie. Le sanzioni collegate all’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza sono molto pesanti, specie quando incidono sul patrimonio (confisca dell’auto) e sulla patente (revoca), per questo in sede di applicazione della pena si dovrebbe tener presente la loro natura di “extrema ratio“. Ovviamente la battaglia al drunk-driving è sacrosanta e può certamente giustificare l’atteggiamento severo che Tribunali e Corti Superiori hanno adottato nei confronti degli imputati di questo tipo di reato. In ogni caso, se quel che questa severità deve portare è il cambiamento culturale, che speriamo avvenga nel minor tempo possibile, forse, quando il divieto di guidare dopo aver bevuto sarà ben interiorizzato nella coscienza collettiva, ci sarà spazio anche per orientamenti interpretativi diversi.

Fonte: www.sicurauto.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *