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Il Parlamento ci pensa, limite di velocità a 30 km/h

Presentata alla Camera la modifica al codice della strada. Un fronte bipartisan sostiene la proposta

Una modifica al codice della strada destinata a far discutere. Una proposta di legge per abbassare il limite di velocità nei centri urbani fino a 30 km orari. Il progetto presentato alla Camera dei deputati prevede anche l’introduzione di nuovi target di mobilità. Vincoli nazionali che obbligheranno i sindaci italiani a ridurre il numero di spostamenti motorizzati individuali all’interno dei propri territori. In poche parole, meno automobili, più autobus, biciclette e pedoni. Sono almeno sessanta i parlamentari – di tutti gli schieramenti politici – pronti a sostenere la proposta di legge. Un’iniziativa promossa dalla Rete Mobilità Nuova, assieme ad alcune storiche associazioni italiane come Legambiente, Libera, Cittadinanzattiva e Touring Club Italiano. A guidare il progetto è il deputato democrat Paolo Gandolfi (con lui, tra gli altri, i parlamentari Pd  Casson, Civati e Realacci).

Un provvedimento semplice. Ma soprattutto a costo zero, come sottolineano i firmatari. L’obiettivo è quello di incrementare il trasporto pubblico e gli spostamenti non motorizzati all’interno delle aree urbane. Al centro dell’intervento la riduzione dei limiti di velocità. Se la proposta sarà approvata, presto in città non si potranno superare i 30 km orari. «Un intervento che non ha praticamente controindicazioni» si legge nella presentazione. La modifica all’articolo 142 del codice della strada sarebbe necessaria per garantire la riduzione «della congestione, dello smog, del rumore, dei consumi di carburante, dell’aggressività al volante». Un divieto che da solo, viene spiegato, potrebbe essere sufficiente per dimezzare il numero di 2000 morti l’anno in incidenti stradali nelle aree urbane.

Andremo tutti più lenti? Non proprio. Come spiega la relazione che accompagna la bozza della proposta di legge, già oggi il traffico all’interno dei principali capoluoghi fa registrare «una diminuzione della velocità media che si attesta attorno ai 15 Km/h, rallentando fino a 7 km/h nelle ore di punta». Del resto le auto sono tante, forse troppe. Specie nel nostro Paese. In Europa, stando ai dati elencati nel documento, è l’Italia ad avere la maggior densità di veicoli. «36 milioni di auto, il 17 per cento dell’intero parco circolante in Europa, a fronte di una popolazione pari al 7 per cento di quella dell’intero continente». I risultati sono spesso disastrosi. La sola congestione delle reti di trasporto – così denuncia l’atto parlamentare – avrebbe causato la perdita di 142 miliardi di euro di Pil negli ultimi dieci anni». Per non parlare dei danni alla salute e dei rischi per sicurezza stradale. E si tratta spesso di criticità riferite alla mobilità urbana, locale e pendolare, che da sola «assorbe il 97,2 per cento di tutti gli spostamenti».

Per correre ai ripari diventa necessario limitare la velocità nelle aree urbane (la proposta di legge ipotizza un’eccezione per le arterie principali, «dove l’amministratore locale è in grado di garantire che all’aumento della velocità non corrisponde un aumento dell’insicurezza stradale»). Ma non solo. ll secondo articolo della proposta di legge obbliga il ministero delle Infrastrutture e Trasporti a fissare obiettivi vincolanti «di ripartizione modale degli spostamenti validi in tutti i comuni capoluogo di provincia e nei comuni con più di 50mila abitanti». Gli spostamenti motorizzati individuali all’interno delle aree urbane non potranno superare determinate soglie. Entro due anni la quota massima dovrà essere pari o inferiore al 50 per cento del totale degli spostamenti. Non è un sogno: in molte città italiane queste percentuali sono già realtà. Con il passare del tempo l’utilizzo biciclette e autobus dovrà crescere ancora, pena una riduzione «della quota dei trasferimenti di risorse finanziarie statali ai comuni inadempienti».

Ancora. I firmatari prevedono la nascita di un Fondo per lo Sviluppo del trasporto pubblico locale e della mobilità non motorizzata. L’obiettivo è ambizioso. Il fondo dovrà essere finanziato con il 75 per cento degli stanziamenti annuali che lo Stato riserva al trasporto e alle infrastrutture per la mobilità. Parallelamente le Regioni saranno obbligate a versare nello stesso fondo «il 25 per cento degli introiti derivanti dalla tassa automobilistica».  

Fonte: www.linkiesta.it

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