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Il fenomeno del suicidio degli operatori di polizia

L’ennesima notizia del suicidio di un appartenente alle forze di polizia colpisce sempre l’opinione pubblica e i mass media, successivamente molti si interrogano sulla necessità di verificare meglio lo stato psicologico degli operatori di polizia e la loro idoneità di gestire l’arma d’ordinanza.

Il suicidio di un poliziotto è altresì vissuto dai colleghi come un’esperienza dolorosa che lascia dietro di sé molte domande e sensi di colpa per la convinzione di non aver colto in tempo quei segnali di disagio lanciati da chi meditava il suicidio.

E’ altrettanto vero che il suicidio s’innesta in un percorso interiore di pensieri dilanianti sul porre in essere o meno questa scelta definitiva, comprese le motivazioni che possono essere le più varie e non necessariamente riconducibili ad un’unica molla scatenante.

Quando a suicidarsi è un operatore di polizia le riflessioni sono maggiori, visto il numero consistente e l’allarme che questo genera sia nei colleghi sia nell’opinione pubblica.

E’ risaputo che un poliziotto riesce maggiormente a mascherare le proprie emozioni[1] e molto spesso gli indizi che possono essere colti in altri soggetti è molto difficile captarli in un operatore di polizia.

In molti paesi anglosassoni esistono ormai da molti anni dei programmi specifici di prevenzione del suicidio dei poliziotti, nati anche dalla consapevolezza che si tratti di un fenomeno da studiare e da monitorare costantemente.

In Italia solo negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso il suicidio degli appartenenti alle forze di polizia con iniziative da parte dei comandi che vanno tutte nell’ottica del sostegno psicologico – clinico[2].

La piattaforma scientifica CERCHIOBLU[1] che da anni si occupa del disagio psico sociale degli operatori di polizia e del soccorso, nel 2011 ha sviluppato la prima ricerca online sul fenomeno del suicidio dei poliziotti.

Attraverso un questionario anonimo composto da 12 domande al quale è possibile rispondere all’indirizzo http://www.cerchioblu.eu/PROGETTI/RICERCASUICIDIOPOLIZIOTTI/tabid/203/Default.aspx hanno risposto ad oggi 280 persone, di queste l’86%  è composto da operatori di polizia, seguito dal 3% di psicologi e 3% di studenti universitari.

I primi risultati,  hanno indicato una forte sensibilità al fenomeno facendo emergere la necessità di organizzare un “osservatorio sui suicidi degli appartenenti alle forze di polizia”, l’urgenza di “sviluppare dei programmi di sostegno psicologico” dedicati in modo specifico ai poliziotti e “rafforzare il sostegno sociale” tra colleghi all’interno delle organizzazioni di polizia attraverso delle azioni specifiche di supporto.


[1] www.cerchioblu.eu

[2] Il 18 maggio 2009 è stato firmato a Roma dal Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Cosimo D’Arrigo e dal Presidente del Consiglio Nazionale dell.Ordine degli Psicologi (CNOP), Giuseppe Luigi Palma, un Protocollo d’Intesa per accrescere la cultura del benessere e lo sviluppo della qualità della vita in ambito militare, sempre dal CNOP è stata firmata una convenzione con il

 

2 thoughts on “Il fenomeno del suicidio degli operatori di polizia

  1. Più che a “mascherare” le proprie emozioni, il poliziotto è costretto a sopprimerle e questo porta ad una specie di implosione interiore, se non trova, né sul lavoro, né in famiglia, né altrove, modo di lasciar uscire il proprio malessere.

  2. D’accordo con Simona,e anzi aggiungo che nella maggior parte quando si trovano certi personaggi, tuoi superiori gerarchici che solo per il gusto di far valere il loro meschino potere personale te ne fanno di ogni, c’è da chiedersi se l’istigazione al suicidio per loro non vale. Molti bravi colleghi purtroppo vengono soffocati da personaggi nulli, che occupano una certa posizione solo ed esclusivamente per raccomandazione politica e quando si debbono mettere all’opera nel loro lavoro sono i primi a sparire e a lasciarti nella merda. Necessita pertanto una figura obbligatoria, al di sopra delle parti che si faccia carico, con il suo lavoro di scrutare nell’animo di ognuno di noi, persino di quei Comandanti mercenari o capitani di ventura che oggi vengono reclutati da certe amministrazioni solo per avere un tirapiedi che obbedisce alla parte politica, facendogli fare cassa a tutti i costi, senza saper costruire un sano rapporto con la base onesta e professionale.

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