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L’oblio

memoria

memoriaOblio: “dimenticanza prolungata, completa; perdita di ogni memoria, cancellazione del ricordo”. Da sempre le persone si chiedono perché e in quale maniera avvenga l’oblio.

I primi tentativi sperimentali di studiare l’oblio furono compiuti dallo psicologo Hermann Ebbinghaus (1850-1909).

Egli misurò infatti il ricordo nel tempo di liste di sillabe senza senso composte da tre lettere (costituite da due consonanti tra cui era interposta una vocale, es. FIW e BOZ). Egli si accorse che l’oblio non seguiva una curva lineare, ma avveniva più rapidamente nelle prime ore, per poi rallentare progressivamente nel corso dei giorni.

Nel corso della storia si è propeso per due spiegazioni principali: il decadimento, per non utilizzo,e l’interferenza.

Il decadimento della traccia mnestica è la perdita  di informazioni a causa del non uso. Questa spiegazione dell’oblio presuppone che, quando viene appreso nuovo materiale compaia una traccia mnestica (una modificazione fisica effettiva nell’encefalo).

Nel decadimento la traccia mnestica scompare, semplicemente, senza lasciarsi dietro alcunché, a causa del semplice trascorrere del tempo. Tale spiegazione non è tuttavia in grado di spiegare il fenomeno del riapprendimento.

Oltre al decadimento, viene quindi considerato anche l’effetto dell’interferenza. L’interferenza è il fenomeno per cui le informazioni immagazzinate nella memoria disturbano la rievocazione delle altre informazioni.

Esistono due tipi di interferenze: interferenza proattiva e interferenza retroattiva.

Nell’interferenza proattiva le informazioni apprese precedentemente disturbano la rievocazione del materiale più recente. Nell’interferenza retroattiva avviene il contrario, ad esempio: l’apprendimento di due lingue diverse, in tempi diversi, può far sì che il ricordo di una lingua influenzi  il ricordo dell’altra.

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