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L’ultimo gesto della «sindaca»uccisa dal vigile: donati i suoi organi

Il figlio di Laura Prati:«Gli occhi non li doniamo, l’ultima cosa che ricordo di mamma viva».

Laura Prati ha risposto con un debole battito di ciglia al figlio Massimo.
Era venerdì e quelle sono state probabilmente le ultime parole che la sindaca pd di Cardano al Campo, 48 anni, ferita il 2 luglio a colpi di pistola, ha potuto percepire. Poi solo il buio che l’ha accompagnata fino alla morte avvenuta lunedì.
«Il buio oltre la siepe», è anche il titolo del libro che lei non è mai riuscita a terminare e che Massimo le ha letto nella notte tra domenica e lunedì in segno di addio. Come ultimo atto di generosità i familiari hanno autorizzato l’espianto degli organi: il cuore è stato portato ieri sera all’ospedale Niguarda di Milano, il fegato a Bergamo, i reni resteranno a Varese; nei prossimi giorni cambierà invece l’imputazione (da tentato omicidio a omicidio volontario) per Giuseppe Pegoraro, l’ex vigile di Cardano al Campo che ha sparato contro la sindaca per vendicarsi di un provvedimento di sospensione dal servizio di 6 mesi.
Lo ha preannunciato la pm di Busto Arsizio Nadia Calcaterra, titolare delle indagini, che ha anche acquisito tutte le cartelle cliniche ospedaliere.

ATTENTATO – Laura Prati era sopravvissuta all’attentato e si stava riprendendo quando durante il secondo intervento chirurgico (dopo quello per la suturazione delle ferite) a cui è stata sottoposta, qualcosa è andato storto ed è subentrata una gravissima emorragia cerebrale.
«Dopo quell’imprevisto i medici ci avevano detto che Laura sarebbe rimasta paralizzata per sempre dalle spalle in giù – racconta il marito Pino Poliseno, ingegnere, che non si è mai staccato dal capezzale -, ma noi continuavamo a incoraggiarla lo stesso: “Vedrai che piano piano migliori…”. Lei però credo avesse capito già tutto, sentiva che gambe e braccia non rispondevano più a nessuno stimolo e vedevo che le si inumidivano gli occhi per la commozione»

Fonte: milano.corriere.it

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