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Bergamo –  Indossò il cappello con la penna ai funerali del presidente degli alpini: «Il vigile va punito»

Una volta indossato quel cappello con la penna nera si diventa alpini per sempre. Lo sanno bene tutti i bergamaschi, lo sa bene Francesco Brignone, alpino e agente della polizia locale di Bergamo: nel giorno dei funerali del «presidentissimo» degli alpini Nardo Caprioli ha sentito il bisogno, o forse il dovere, di indossare il suo cappello con la penna nera abbinandolo alla divisa da vigile, mentre smistava il traffico per consentire al corteo funebre di raggiungere la chiesa delle Grazie.
Qualcuno, però, non può digerire quel gesto: ieri un ufficiale del corpo di polizia locale ha notificato a Brignone l’avvio di un procedimento disciplinare per essere entrato in servizio senza l’abbigliamento previsto dalle norme e dal regolamento. Si ritiene giusto, quindi, punire il vigile: in che modo lo stabilirà il comandante Virginio Appiani, il regolamento prevede come sanzione più grave la sospensione dal lavoro per 10 giorni, con relativa decurtazione dello stipendio. 

Si deve andare in servizio con la divisa giusta, certamente, ma a Bergamo (soprattutto a Bergamo), si può punire un vigile-alpino che quel giorno è stato orgoglioso di prestare servizio per la città in lutto e allo stesso tempo per il «suo» presidente? Francesco Brignone è nel corpo di polizia locale di Bergamo dal 1998. Agli angoli delle strade cittadine è uno dei volti più noti: nella foto in questa pagina si riconosce l’uomo un po’ corpulento che facilmente si può incontrare ai semafori di Porta nuova, anche solo a dare una mano all’anziana che deve attraversare la strada, impaurita dalla grande fretta del traffico. Militare da alpino a San Michele Appiano (Bolzano) nel 1982, Brignone ha avuto un nonno morto da colonnello delle penne nere, comandante del mitico battaglione Morbegno a Vipiteno, e un padre nella Divisione Julia. Tre generazioni, quindi, di penne nere.

È stato naturale, per Brignone, il 4 luglio scorso, sentirsi orgoglioso quando si è ritrovato in servizio sull’auto della polizia locale che ha scortato il feretro di Caprioli dalla sede provinciale dell’Ana a Campagnola fino a piazzale Alpini. E poi il servizio all’incrocio tra via Maj e viale Papa Giovanni, a regolare il traffico per permettere a duemila penne nere di muoversi ordinate e silenziose verso le Grazie. C’erano anche altri vigili al lavoro, certo, ma lui si è portato dietro il suo cappello solo per ribadire che, indipendentemente dal proprio lavoro, è pur sempre un alpino. E che quel giorno valeva la pena dirlo, andarne fieri ancora una volta.

Gli ufficiali della polizia locale gliel’avevano preannunciato a voce: rischi il procedimento disciplinare. Ieri gli è arrivata la notifica firmata dalla vice comandante Monica Pezzella: nelle prossime quattro settimane Brignone avrà tempo di preparare la sua difesa, poi il 19 agosto dovrà presentarsi di fronte al comandante, che successivamente deciderà quale sarà il provvedimento finale. «Io continuo a ritenere di aver fatto una cosa bella, e corretta, sulla quale mi difenderò – commenta il diretto interessato -. Non mi pento, lo rifarei anche oggi. Per me l’essere alpino significa molte cose e credo che una città come Bergamo possa capirmi: proprio quel giorno era anche lutto cittadino…qualcosa vorrà pur dire».

Il soldato Brignone va salvato? O una punizione è legittima? Anche la disciplina, non va dimenticato, è un caposaldo del corpo alpino, ma se ci fosse stata solo quella forse le penne nere non sarebbero mai entrate nel cuore dei bergamaschi.

Fonte: bergamo.corriere.it

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