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Napoli –  Due vigili accusati di truffa e otto per favoreggiamento

La Procura (pm Stefania Buda) indaga su dieci vigili urbani. Dovevano piantonare la casa del boss Paolo Di Lauro, sequestrata e assegnata al Comune. Ma tre agenti della polizia municipale più volte non avrebbero svolto il compito assegnato: assenti dal presidio e coperti dagli altri colleghi per depistare i controlli.

Coinvolti anche due sindacalisti di Cisl e Uil. Sui rappresentanti sindacali grava l’ipotesi di reato più grave: truffa ai danni dell’ente pubblico, mentre i restanti agenti sarebbe accusati di favoreggiamento.

Via Cupa dell’Arco, 41: il regno del clan Di Lauro nei pressi di Secondigliano, già al centro di una lunga faida per il controllo del traffico della droga nell’area Nord e decimato dagli arresti delle forze dell’ordine. Nelle maglie degli inquirenti finì anche la lussuosa villa del capoclan Paolo, confiscata e consegnata al Comune nel giugno del 2012 dall’agenzia nazionale dei beni sequestrati alla criminalità organizzata.

L’intento dell’amministrazione de Magistris era di destinare l’immobile proprio alla polizia municipale: “Un presidio di sicurezza per contrastare la camorra dall’alto valore simbolico”, annunciò il sindaco.

A sorvegliare la palazzina si sono alternati nel corso dell’anno 10 agenti, turni di piantonamento distribuiti su tutto l’arco del giorno. Tra i caschi bianchi anche i due sindacalisti che godevano come da contratto di 3 ore al giorno di permesso per svolgere l’attività sindacale: per cui alla casa del boss erano impegnati per

le restanti 3 ore di lavoro quotidiano. 

Al comando della polizia municipale di via De Giaxa arriva però una segnalazione: quei vigili si danno alla macchia. Scattano i controlli eseguiti dai colleghi della stessa polizia locale: indagine interna a Palazzo San Giacomo. E si scopre che quegli agenti spesso non sono sul presidio.

“Banali ritardi”, si giustificano gli indagati. Ma dal comando centrale ravvisano un sistema illecito basato sulla connivenza tra colleghi: gli assenti si presenterebbero alla casa del boss anche due ore dopo l’orario di servizio perché avvertiti dei controlli in corso dai colleghi presenti sul posto. Soffiate, quindi, per coprire gli “scansafatiche”.

E Palazzo San Giacomo denuncia tutto alla Procura. Anche perché non è solo l’assenteismo a pesare sulla vicenda: inquieta che di mezzo ci sia la casa di un potente boss della camorra.

A fine luglio i vigili sanno già di essere sottoposti a indagine preliminare. Nominano un avvocato, alcuni di loro chiedono subito di essere sentiti dal magistrato. E da via De Giaxa spediscono a Palazzo San Giacomo una relazione per valutare eventuali sospensioni. Il clima negli ultimi giorni si arroventa. Non fosse altro perché nel mirino della Procura, attivata dalle indagini interne della polizia municipale, finiscono quei sindacalisti appartenenti a due sigle come Cisl e Uil, che non hanno risparmiato negli ultimi mesi attacchi e critiche all’amministrazione de Magistris sulla gestione del personale. Chiamando a raccolta i propri iscritti per scioperi e proteste in piazza, anche sotto il Municipio.

E non sfugge ormai che dal servizio ispettivo interno a Palazzo San Giacomo si susseguano continui accertamenti nei confronti dei dipendenti che poi passano al vaglio della Procura. Culminando anche in arresti, come nel recente blitz contro i 12 fognatori accusati di assenteismo.

“Piena fiducia nella magistratura  –  dichiara Agostino Anselmi, responsabile della Cisl per il Comune di Napoli  –  ma non ci risultano procedimenti disciplinari a carico dei dipendenti”. Per Giuseppe Martorano, segretario della federazione poteri locali della Uil Campania, “non ci sono reati, ma solo difficoltà organizzative pagate dai lavoratori. Siamo sereni, ma riteniamo che proprio in un momento così delicato per l’amministrazione comunale non sia utile rincorrere fantasmi del passato. I dipendenti saranno disponibili a far fronte a tutte le esigenze del Comune per instaurare finalmente un clima di collaborazione con l’attuale giunta de Magistris nell’interesse esclusivo della città”. 

Fonte: napoli.repubblica.it

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