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Milano, bufera giudiziaria sui vigili: “Multe annullate in cambio di cene”

Tredici dipendenti della polizia locale fra i 36 indagati per i quali viene chiesto il rinvio a giudizio: uno di loro offriva addirittura online il proprio intervento. E alla funzionaria un tour gratuito in supercar con la famiglia.

Per fare scomparire dal cervellone della polizia locale di Milano le tracce di due verbali da 38 euro per divieto di sosta, due commissari aggiunti hanno fatto di necessità virtù. A volte bisogna sapersi accontentare, si sono detti. E quindi è inutile richiedere esose bustarelle come ai tempi di Tangentopoli. Meglio adeguarsi e razzolare quello che passa il convento. E anziché pretendere una vera e propria mazzetta, si sono accontentati, si fa per dire, di una cena gratis per il giorno di Pasqua del marzo del 2010, all’hotel Michelangelo — dove i due irregolari della sosta lavoravano — «con al seguito famiglia».

Le falle interne. Non c’era un vero e proprio tariffario fra quei 13 dipendenti della polizia locale — due sono collaboratori del comando di via Friuli e altrettanti lavorano ai settori Mobilità e Decentramento — per cui il pubblico ministero Grazia Colacicco chiede ora il processo. In totale sono 36 gli indagati di accuse che parlano di corruzione, abuso d’ufficio, truffa ai danni del Comune, falso ideologico. Reati commessi a partire dal 2008 e terminati solo con l’avvio dell’inchiesta. La maglia del recordman spetta sempre e comunque a Damiano Borchielli, il ghisa di 52 anni già condannato a poco meno di cinque anni per aver preteso il dieci per cento delle multe che riusciva ad annullare. «Conoscevo le falle dall’interno», ha tentato di difendersi a processo.

Peccato che dal 2008 Borchielli si sia intascato migliaia di euro – 27mila quelli trovati sul suo conto senza alcuna giustificazione – ed esponenzialmente altrettante le abbia sottratte alle già esangui casse del Comune. Era tanto sicuro di riuscire nel suo intento, che i suoi servigi li offriva direttamente su Internet, con tanto di formula ‘soddisfatto o rimborsato’. Ora per lui e per gli altri 35 indagati c’è il rischio di un processo per altre accuse e per nuovi episodi. 

Il tour familiare nelle auto di lusso. Lucia Avolio, collaboratrice amministrativa del comando di via Friuli, si è spinta oltre. Avvicinata da Borchielli per annullare 19 verbali di un amico-cliente, per il pm ha colto la palla al balzo. La società perennemente nei guai per violazioni del codice era la Planet Limousine, specializzata nel noleggio di auto di lusso con conducente. I punti decurtati sulla patente dei dipendenti portano al rischio del licenziamento. E così, in cambio di un taroccamento dei verbali, la signora Avolio — sempre stando a quanto ha accertato l’indagine condotta dalla stessa polizia locale — in cambio si è tolta uno sfizio. La sera del 20 novembre 2010, sotto casa sua, ad attendere lei, il marito e la figlia piccola si è presentato un professionalissimo autista alla guida di una lucente Mercedes S400 per farle trascorrerle una serata indimenticabile in famiglia. E per questa vicenda, ora, rischia il processo per corruzione.

L’extracomunitario alla guida. I vigili indagati sono intervenuti su ogni tipo di contravvenzione. E a seconda della fantasia del momento, si pensava alla contromossa. Borchielli, il caposcuola dell’annullamento, sembra aver fatto proseliti. Un autista di una ditta di trasporti veniva beccato con l’autovelox? Lui contattava il collega e faceva risultare alla guida del mezzo non il vero autotrasportatore – con la patente che rimaneva così intonsa – ma un ignaro cittadino ucraino, romeno o egiziano. Di fronte all’ennesima infrazione, i ghisa indagati potevano perfino optare per una soluzione altrettanto fantasiosa. Allegavano al fascicolo una dichiarazione, falsa, di un invalido (vero) che dichiarava di essere sull’auto al momento dell’irregolarità.

Oltre i 200 i verbali annullati. Se a volte riguardavano multe tutto sommato irrisorie, in altre i vigili sarebbero riusciti ad annullare contravvenzioni fino a 8mila euro per commercianti che occupavano suolo pubblico senza l’indispensabile autorizzazione. E giusto per non farsi cambiare nulla, un dipendente del settore Decentramento, «in cambio della promessa di denaro o di regalie», secondo l’ipotesi d’accusa avrebbe emesso un quantitativo imprecisato di pass per parcheggiare liberamente in centro

Fonte: milano.repubblica.it

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