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Seimila vigili e un corpo demotivato la missione quasi impossibile di Liporace

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vigili_romaIl compito che affronta l’ex colonnello dei Carabinieri come nuovo comandante della Municipale è arduo. Tra questi, recuperare il rapporto con i cittadini e l’efficienza degli agenti.

 

ROMA – Carisma, capacità di motivare, preparazione, saper mediare senza cedere, profonda conoscenza della città e dei propri uomini. È l’avere o no questi requisiti che farà la differenza fra un buon comandante dei vigili urbani e uno – diciamo così – dimenticabile. Oreste Liporace, presentato ieri dal sindaco Marino, probabilmente sa già cosa lo aspetta: fondamentalmente una città sotto molti aspetti disastrata, il cui problema principale – il traffico – è in emergenza da oltre vent’anni; circa due milioni di automobili e più di settecentomila mezzi a due ruote, un trasporto pubblico che sembra stia esalando l’ultimo faticoso respiro; una viabilità dissennata, figlia di anni di incuria e di pressapochismo.

 

Ma soprattutto, sa che lo aspetta un Corpo di polizia municipale (oltre seimila agenti) stanco, demotivato, spesso senza quell’orgoglio della divisa che può fare la differenza, colpito da varie inchieste della Procura e che sembra aver rinunciato del tutto a un rapporto positivo con i cittadini. Certo, non tutti i vigili della Capitale sono così: ci sono anche gli esempi virtuosi; agenti e ufficiali, anche di alto grado, che continuano a lavorare con sacrificio al servizio della città senza perdersi dietro lamentazioni inutili, senza coprirsi con patti sindacali ma facendo del proprio dovere l’unica strada percorribile.

 

Purtroppo queste figure sono rare. Altrimenti, come spiegarsi il fatto che ormai i vigili – con i tassisti – siano la categoria più odiata dai romani? E che sia diventata un’abitudine vergognosa rispondere alle richieste educate e legittime dei cittadini con la frase «Sono comandato a un altro servizio»? Come dire: mi occupo del semaforo, la macchina parcheggiata in doppia fila pochi metri più in là, che crea disagi, non mi compete: devo fare altro. E, infine, come spiegare che il sindaco Ignazio Marino abbia scelto come nuovo comandante un colonnello proveniente dall’Arma dei carabinieri? Possibile che non ci fosse uno dei ventisette comandanti di gruppo in grado di coprire quel ruolo?, si chiedono retoricamente i vigili delusi. Non è possibile, è vero.

 

Sicuramente Marino avrebbe potuto trovare all’interno del Corpo una figura all’altezza. Ma il fatto che nonostante tutto, abbia poi voluto con ostinazione nordica un Comandante esterno, la dice lunga sulla volontà di dare una sferzata a quei seimila uomini demotivati, stanchi e troppo spesso indifferenti. Ecco, questa è la realtà che il Comandante Oreste Liporace si troverà ad affrontare: ha già detto che fare il vigile a Roma non sarà facile, e che vuole vedere più agenti in strada.

 

La risposta del sindacato Ospol è stata proclamare lo stato d’agitazione e minacciare lo svolgimento – per mancato pagamento straordinari – della partita Lazio Fiorentina di domenica. Non si tratta esattamente di un inizio dialogante, ma Liporace non è uno sprovveduto. Lo aiuterà la sua correttezza istituzionale e la sua voglia di far «rinascere» il Corpo. E, se vorrà, lo aiuteranno anche i romani.

 

Fonte: roma.corriere.it

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