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Torino – Spot in tangenziale, guerra aperta ai cartelloni pubblicitari

Vertice in Prefettura per ordinare la rimozione. L’Ativa: sono 200, toglierli tutti costa un milione.

TORINO – Sulla tangenziale è guerra all’ultimo cartello. Il codice della strada le vieta tassativamente: le pubblicità sulle autostrade sono illegali, perché distraggono il guidatore. Nessun cartello è permesso, anzi ci sono multe salatissime se non vengono rimossi. Peccato che sulla A55, il tratto di tangenziale che da Santena gira intorno alla città, sulla A4 Torino-Milano, sulla A5 Torino-Aosta e sulla A6 Torino-Savona di reclame a grandezza maxischermo da cinema ce ne sono a bizzeffe. Duecento in tutto. Un’infilata a macchia d’olio, che si fa notare.  

Nei campi  

I cartelli sono piantati nei campi di terra che fiancheggiano la strada extraurbana. Sponsorizzano di tutto, dal supermercato aperto la domenica al negozio di bricolage, dallo studio dentistico a prezzi agevolati al megastore di abbigliamento, al negozietto di gastronomia, per l’automobilista gourmand (casomai gli venisse fame). Macchine da soldi per le ditte reclamizzate (la pubblicità segue la «logica dei passaggi», e lì, di passaggi, ce ne sono parecchi), ma completamente abusivi. Eppure, difficilissimi da fare rimuovere. 

La polizia stradale e l’Ativa, concessionaria dell’autostrada, stanno conducendo una battaglia da anni. In queste settimane, la stretta sui trasgressori, in accordo con la Prefettura che a Torino ha scelto di seguire una procedura ultra garantista per chi viola la legge. Trasgressori che comunque non smettono di impugnare le sentenze e fare montagne di ricorsi contro le: multe. Le sanzioni sono pesanti vanno da 4.455 a 17.823 euro per ogni cartello (art. 13-bis del codice della strada). Ma prima di multare, scattano diffide all’installatore della pubblicità, o se questo non si trova, alla ditta reclamizzata. E pure al proprietario terriero dove è piazzato il cartello che va rintracciato al catasto spendendo tempo e lavoro.  

L’ordine  

Verrebbe da dire che basta un ordine del Prefetto per portare via tutto. Hanno fatto così sulle tangenziali e autostrade attorno a Milano, e ancora a Bologna, a Forlì. «In Francia, neanche si discute, si prende e si toglie», spiega Clemente Palopoli, commissario capo della Polizia Stradale. Noi, invece, andiamo coi piedi di piombo, notificando le violazioni, insomma concediamo tempo per rimediare. E nonostante tutto, i ricorsi non si fermano. Torino è l’unico tratto autostradale del nord Italia ancora tappezzato di pubblicità.  

Il giudice di Pace  

Stavolta, però, il giudice di pace ha respinto i ricorsi dei trasgressori, lo scorso luglio. I concessionari non si arrendono, delle multe se ne fanno un baffo. Qualcuno rimuove cartelli qua e là (si contano sulle dita di una mano le aziende installatrici, una di Bologna, una di San Marino, una di Settimo). Il loro giro d’affari stimato è di circa 2 milioni di euro. Meglio essere multati, piuttosto che rinunciare a quel guadagno. Ma se c’è chi trae vantaggio dalla pubblicità illegale, c’è chi di soldi ne sta sborsando ma non vede i risultati. «L’Ativa sta investendo quasi un milione per la rimozione di questi cartelli, tra ricerche, costi legali, costi dei mezzi a gru e degli uomini che li devono smontare», spiega il presidente Giovanni Ossola. Rimuovere una reclame costa circa 2000 euro, per toglierle tutte con le spese legali si arriva a un milione. Aggiunge: «Tutti soldi che dobbiamo sottrarre a bilancio all’attività ordinaria sulle autostrade, uno spreco di denaro e forze». Oggi in Prefettura, la riunione per decidere come procedere. «Siamo intenzionati ad andare fino in fondo – continua il commissario Palopoli, che insieme al comandante della Sottosezione autostradale di Torino, Giovanni Abbate, sta conducendo la battaglia dei cartelli –. E’ un problema di ordine e sicurezza pubblica. Se necessario, ci rivolgeremo alla magistratura, per applicare la legge». Dagli anni ’80, chissà che non sia la volta buona.

Fonte: www.lastampa.it

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