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Vigile assenteista: licenziato e indagato

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lavoro-personaleÈ uno stakanovista da prendere ad esempio il tenente della Polizia locale A.G., 52 anni. Ha fatto 184 ore di straordinari in appena nove mesi. Solo che quelle ore – pagate dal Comune, e dunque dai contribuenti – G., in forza all’ufficio contravvenzioni, non le ha mai fatte. Ha piuttosto “corretto” il sistema informatico dell’amministrazione. Lui stava fuori, in città, per i fatti suoi. Ma risultava essere al lavoro. Tutto grazie all’informatica. Che, secondo le indagini dei suoi stessi colleghi vigili urbani coordinate dal pm Federico Frezza, gli ha consentito di guadagnare oltre cinquemila euro.

Nei giorni scorsi il tenente G. è stato licenziato al termine di un procedimento disciplinare durato appena tre settimane. «Questi fatti dispiacciono. Ma d’altro canto è giusto per il rispetto dei cittadini, di chi non ha un lavoro e dei dipendenti comunali che si comportano correttamente», ha detto il sindaco Roberto Cosolini. Il comandante della Polizia locale Sergio Abbate ha preferito un secco ma eloquente «no comment».

L’accusa formulata dal pm che gli ha inviato l’avviso di garanzia è quella di truffa. In pratica, secondo gli accertamenti degli investigatori della polizia giudiziaria, il tenente G. ha aggiustato a suo vantaggio gli orari di ingresso e di uscita dall’ufficio multe. Arrivava un po’ più tardi oppure se ne andava via un po’ prima del previsto. E contemporaneamente cambiava l’ora. Questo perché la sua qualifica di ufficiale gli consentiva di manipolare la programmazione delle macchinette – quelle dotate di tesserino o numero da digitare – che codificano gli ingressi dei dipendenti. Una procedura che solitamente si usa fare solo se dei vigili, soprattutto quelli impegnati in servizi esterni, hanno svolto straordinarii e hanno bisogno di un ufficiale che “certifichi” lo sforamento in via telematica. Utilizzando la macchinetta, appunto. G. tutto questo lo faceva per sé.

Il giorno dell’assenza più lunga è stato per lui quello del 13 aprile. Saldo: 5 ore e 7 minuti fuori dall’ufficio, dove figurava regolarmente al lavoro. Poi, il 29 aprile altre 4 ore, il 21 giugno 2 ore e così via. Nella tabella notificata a G. assieme all’informazione di garanzia risulta poi che il 26 agosto G. è entrato per due volte al lavoro e per due ne è uscito. Incurante del caldo estivo, secondo gli orari che lui stesso certificava se ne è rimasto tutto il tempo in ufficio a controllare i verbali. In realtà, come hanno accertato i colleghi vigili, era uscito. Tranquillamente.

Per incastrarlo, gli agenti – su indicazione del pm – hanno seguito i suoi spostamenti attraverso le tracce del cellulare. Facendo quelle che i tecnici definiscono triangolazioni del segnale, hanno assistito a un vero miracolo. Il telefonino si spostava ma – secondo l’apparecchiatura informatica del Comune – G. risultava seduto alla sua scrivania, a controllare i verbali delle contravvenzioni spiccate agli automobilisti triestini.

 

Fonte: ilpiccolo.gelocal.it

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