Questo articolo è stato letto 0 volte

Pena ridotta al killer del vigile Savarino I parenti: una ferita riaperta

reato-penale

reato-penaleUna scommessa sul minore colpevole: lo è sempre la giustizia minorile, che per definizione privilegia le prospettive di recupero piuttosto che le esigenze sanzionatorie. Ma, a volte, è ancor più scommessa l’esito di uno specifico processo minorile: come ieri la sentenza con la quale i giudici d’Appello hanno condannato a 9 anni e 8 mesi Remi Nikolic, il ragazzo rom nato in Francia e di origine serba che nel maggio scorso il Tribunale aveva invece condannato a 15 anni di carcere (contro i 26 chiesti dall’accusa) per avere causato, alla guida di un Suv il 12 gennaio 2012 all’età di 17 anni e 8 mesi, la morte del 42enne vigile Niccolò Savarino, trascinandone poi senza accorgersene il corpo e la bicicletta per quasi 200 metri.

La Corte non ha accolto la prospettiva dei difensori David Russo e Guglielmo Gulotta che puntavano alla «messa alla prova» (sospensione del processo con possibile estinzione in caso di esito positivo) o alla derubricazione in omicidio colposo. E ha ribadito invece che si trattò di omicidio volontario, seppure con dolo non diretto ma eventuale, proprio di chi voleva saltare l’alt dei vigili all’uscita da un parcheggio ma, nel farlo, investì e uccise l’agente di polizia locale in bicicletta: nella concitazione degli attimi l’azione del minorenne sarebbe stata orientata allo scopo di fuggire, ma egli sarebbe stato cosciente che questo suo fuggire a tutti i costi avrebbe potuto mettere in pericolo la vita del vigile fuori dal parcheggio.

Tuttavia la Corte d’Appello, sulla scorta di confortanti relazioni degli assistenti sociali nei due anni di carcere di Nikolic (assistenti che alla fine della penultima udienza, stando alle relazioni ai carabinieri di servizio, sono stati minacciati da amici o familiari del vigile) ha calcolato le riduzioni di pena per due attenuanti in misura molto più ampia dei giudici di primo grado, fino al massimo previsto dalla legge e cioè fino a un terzo della pena per entrambe le attenuanti. La prima è obbligata per legge nei processi ai minori, ed è appunto la minore età: il Tribunale, partendo dal minimo della pena base per omicidio (21 anni) era sceso solo a 18 anni, l’Appello invece applica tutto il terzo di riduzione e scende a 14 anni. A questo punto interviene la conferma anche in Appello delle ulteriori attenuanti generiche per il «contesto di vita familiare» del ragazzo nato in carcere da madre detenuta: contesto «caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento» e da «totale assenza di scolarizzazione» (analfabeta, mai andato a scuola, solo in carcere sta imparando a leggere). Ma mentre il Tribunale da 18 anni era sceso solo a 14 anni a causa di «elementi negativi quali la freddezza dopo il reato, la fuga, le reticenze e le mendacità», ora l’Appello applica anche qui tutto il terzo di riduzione e scende a 9 anni e 4 mesi per l’omicidio, al quale aggiunge in continuazione 4 mesi per la resistenza a pubblico ufficiale e per una infrazione stradale.

«Nicolò è morto per difendere i cittadini e quindi anche i giudici, ma loro non l’hanno protetto», protesta il fratello del vigile, Carmelo Savarino, «indignato e deluso da questa sentenza ingrata che riapre e scava una ferita indelebile: grazie, giustizia, per farci ricordare che noi gente umile non siamo protetti dal vostro sistema».

 

Fonte: milano.corriere.it

Fonte:

One thought on “Pena ridotta al killer del vigile Savarino I parenti: una ferita riaperta

  1. Mi chiedo se al posto del collega Savarino ci fosse stato il figlio di un giudice, come andava a finire questo processo? Solidarietá e cordoglio alla famiglia del collega da parte di tutto il reparto motociclisti della polizia locale di Napoli……Emilio Capasso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *