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Paderno Dugnano, vigilessa “vicina” alla mafia: torna l’ombra di Cosa Nostra

Antonella Montagnini era a casa ieri mattina, stava per raggiungere il comando della polizia locale di Paderno Dugnano, dove lavorava da anni, quando i carabinieri hanno suonato al campanello di casa sua, a Seregno, con in mano un’ordinanza di custodia cautelare. La donna avrebbe interrogato i database dei vigili su richiesta dell’ex cognato, Nicolò Polizzi di Campobello di Mazara, un uomo che sarebbe collegato a Cosa Nostra.

Paderno Dugnano, 14 dicembre 2013 – Sempre ligia al dovere, stimata dai colleghi e dai cittadini per disponibilità e professionalità. Insospettabile. Antonella Montagnini era a casa ieri mattina, stava per raggiungere il comando della polizia locale di Paderno Dugnano, dove lavorava da anni, quando i carabinieri hanno suonato al campanello di casa sua, a Seregno, con in mano un’ordinanza di custodia cautelare. Ora la vigilessa è agli arresti domiciliari. Secondo la Procura di Palermo, che ieri ha stretto il cerchio attorno al clan Messina Denaro e arrestato trenta persone, la donna avrebbe interrogato i database dei vigili su richiesta dell’ex cognato, Nicolò Polizzi di Campobello di Mazara, nel trapanese, un uomo che sarebbe collegato a Cosa Nostra: lui l’avrebbe chiamata, di tanto in tanto, chiedendole di controllare qualche targa sospetta, perché temeva di essere pedinato.

Per accedere al sistema è necessario inserire le proprie credenziali, si viene registrati. In via Buozzi sono ancora tutti increduli. La città è sotto choc. Era consapevole di quello che stava facendo? Sarà la magistratura a chiarirlo, ascoltando la diretta interessata. Non è accusata di associazione mafiosa la vigilessa, ma di accesso abusivo a un sistema informatico e telematico, l’articolo 615 ter del codice penale.  La notizia si è diffusa nella mattinata: mentre a 1.650 chilometri di distanza la Squadra Mobile di Trapani, i Ros dei Carabinieri, la Finanza e la Direzione investigativa antimafia entravano in azione per affondare l’impero mafioso della famiglia Messina Denaro, l’eco delle indagini arrivava a Paderno.

«Questa mattina (ieri, ndr) siamo stati informati del coinvolgimento di un nostro agente in un’indagine contro la criminalità organizzata – commenta il sindaco Marco Alparone -. Siamo in attesa di ricevere gli atti ufficiali da parte delle autorità giudiziarie e nel frattempo abbiamo proceduto immediatamente a sospendere l’agente dal servizio». Nel frattempo un’interpellanza urgente è pronta ad approdare nel consiglio comunale che si terrà lunedì.  A chiedere un approfondimento della vicenda è l’associazione Rita Atria di Paderno Dugnano: «Al di là degli accertamenti e delle responsabilità del caso, chiediamo di istituire una commissione antimafia in città, per controllare la gestione degli appalti e i regolamenti interni, per verificare la presenza di devianze – sottolinea il presidente Enzo Santagada -. Dopo la cena dei boss al Falcone e Borsellino nel 2009, le case confiscate alle ‘ndrine, ancora una volta si lega il nome della città a vertici della cupola mafiosa. Come associazione siamo molto preoccupati, ci devono spiegare cosa sta accadendo in questi ultimi tempi a Paderno. Ci sono intrecci inquietanti».

Fonte: www.ilgiorno.it

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