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Vigili, ma non … ascensori: le “’multe’ fuori servizio”

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vigili_verbaleAd un Vigile urbano spesso può capitare di dovere accertare una violazione delle norme contenute nella disciplina della circolazione stradale… Ove ciò si sia verificato al di fuori dell’orario di servizio dell’operatore, a chi sia stato reso destinatario del conseguente verbale di contestazione accade facilmente di elaborare “cattivi” pensieri: ”Costui ha voluto perseguitarmi perché non mi può soffrire”. Trattandosi di un atteggiamento mentale costante nei nostri comuni, c’è da domandarsi:sarà vero? Sarà falso? Chissà! Il fatto certo è che spesso queste situazioni finiscono con l’essere discusse dinanzi alle Autorità amministrative (i Prefetti) o giurisdizionali (i Giudici di pace). Perciò cerchiamo di capire come si ponga la questione da un punto di vista eminentemente giuridico e quali speranze di incontrare un esito positivo possa avere una opposizione eventualmente depositata.

Innanzitutto occorre prendere atto che l’agente accertatore, in quanto dipendente dall’ente locale territoriale in cui opera il suo Comando (definito tale solo quando gli appartenenti fossero almeno 7 unità) o Servizio di Polizia municipale (definito tale quando la dotazione organica sia inferiore a tale quantità), è incardinato – ai sensi dell’art. 5 della legge n. 65 del 1986 e dell’art. 12 del dlgs n. 285 del 1992 – tra gli organi di polizia stradale legittimati a svolgere i servizi previsti dall’art. 11 Cds. Per conseguenza, quando il ricorrente, con questo solo motivo di opposizione, abbia inteso di potere lamentare la carenza di quest’ultima qualifica (per essere l’accertamento avvenuto al di fuori dell’orario di servizio e, quindi, senza che il verbalizzante rivestisse alcuna delle qualità poste a legittimazione di un soggetto redigente un atto pubblico, in questo caso il verbale impugnato), la Pubblica amministrazione convenuta potrà – con successo – non condividere la deduzione proposta, dal momento che nessuna limitazione temporale è stata mai posta dall’art. 5 della legge n. 65 del 1986 e dall’art. 12 Cds che ne prevedono soltanto una territoriale.

In sostanza, laddove il legislatore ha voluto limitare (temporalmente) l’attività della Polizia locale, lo ha fatto imponendo un’esplicita inibizione, quale è quella sancita dal nuovo Codice di procedura penale laddove la qualifica di agente e di ufficiale di polizia giudiziaria viene ristretta al periodo di servizio (art. 57, riferito “alle guardie dei comuni” quando siano in servizio). Per di più, lo stesso Ministero dell’interno (con la circolare n. 300/A/2/511901/110/26 del 4 marzo 2002, avente per oggetto “Accertamenti di violazioni al Codice della strada effettuati dal personale della Polizia municipale libero dal servizio”) ha avuto a precisare quanto segue:”In riferimento a varie segnalazioni pervenute di verbalizzazioni di violazioni effettuate da personale libero dal servizio, si fa presente che – ai sensi dell’art. 12 (ed in linea con le disposizioni della legge-quadro che ha riformato la Polizia Municipale) – gli appartenenti ai suddetti Corpi o Servizi hanno oggi come unico limite alla propria attività quella del territorio del Comune da cui dipendono, senza escludere la possibilità di convenzioni tra Comuni limitrofi al fine di svolgere funzioni e servizi lungo le strade che segnano il rispettivo confine territoriale. Pertanto, detto personale può espletare legittimamente tutte le funzioni di polizia stradale anche al di fuori del servizio comandato”.

Infine, la stessa I Sezione della Corte di Cassazione penale (con la sentenza n. 11298 del 9 dicembre 1993) ha affermato che il concetto di “servizio permanente” è diverso da quello di “esercizio delle funzioni”; ragion per cui il pubblico ufficiale può intervenire per esercitare quelle proprie in ogni circostanza, quale che sia, seppure ciò non significhi che egli le stia concretamente esercitando in ogni momento.

Alla luce delle argomentazioni sopra esposte, non potrà avere successo un ricorso impostato secondo i termini appena descritti una volta che il Giudice di pace, oppure il Prefetto, abbia avuto a constatare:

1. che l’accertamento è avvenuto all’interno del territorio comunale ed in riferimento alla materia del Codice della strada;
2. che il verbalizzante è un agente appartenente al Comando del Comune che ha resistito in giudizio;
3. che la competenza in ordine all’accertamento delle violazioni del Codice della strada non è limitata se non dai confini territoriali;
4. che la violazione è stata correttamente accertata e notificata al ricorrente nella sua specifica qualità di obbligato “in solido” o di autore della violazione.

Tutto ciò posto l’esito della diatriba non potrebbe che essere decisa – vuoi dall’Autorità giurisdizionale vuoi da quella amministrativa – se non concludendo per la correttezza del verbale e col conseguente rigetto del ricorso.

 

Fonte:  www.vigilaresullastrada.it

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