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Addio Tangredi, ecco la storia di un vero vigile urbano

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vigili_verbaleAvellino – Eppure la staordinaria eccezionalità di quest’uomo risiedeva proprio nella sua assoluta semplicità.

Tanto assoluta da renderlo un inflessibile e intransigente applicatore della legge. Il maresciallo Luigi Tangredi è morto ieri mattina, all’improvviso, a rione San Tommaso. Era in macelleria quando un infarto fulminante lo ha lasciato senza vita. Attimi concitati, l’arrivo tempestivo dei soccorsi e forze dell’ordine a nulla sono serviti.

Luigi Tangredi è morto a 69 anni, pochi anni dopo essersi ritirato in pensione. La patria della sua straordinaria modestia l’aveva ritrovata da sei anni, nella sua adorata Aiello del Sabato. Ieri mattina si era recato a San Tommaso per sbrigare qualche commissione.

Lo ricordiamo tutti in sella al suo motorino pattugliare le strade della città. Il suo portamento era impeccabile, divisa d’ordinanza, passo deciso e sguardo inflessibile. Il maresciallo maggiore è stato il terrore degli automobilisti e dei centauri indisciplinati. Senza se e senza ma. C’era stata anche una petizione popolare per cercare di levarlo dalla strada, dove non ha fatto sconti a nessuno.

Il capo della rivolta era stato Ennio Tolino, un consigliere comunale nel 1996, che raccolse quasi trentamila firme per cercare di levare dalla strada quel vigile che non faceva sconti. «Ma io la multo», era la frase che ha detto a chiunque ha tentato di dissuaderlo a chiudere un occhio.

Ma nei suoi oltre tre decenni di lavoro ha rifilato multe a poliziotti con le auto in sosta in doppia fila e perfino all’autista di un potente uomo politico locale. La leggenda parla anche di una multa al padre e ad altri congiunti. Applicare la legge il suo dictat, rispettare le regole e il codice della strada era la lezione che voleva sempre trasmettere ai più giovani. Anche nel suo libro, edito poco più di un anno e mezzo fa “La vera storia di un vigile urbano”, il maresciallo Tangredi spiega proprio ai più giovani di tenersi lontano da alcol, droga e velocità sulla strada.

Ad Avellino la storia del maresciallo Tangredi ha rischiato di dividere la città’ . Da una parte c’era il sindaco Antonio Di Nunno, che difendeva con convinzione il lavoro del vigile; dall’ altra un consigliere comunale, Ennio Tolino che, dopo essere stato multato perchè se ne andava in giro col motorino in una zona destinata a isola pedonale.

Il maresciallo baffuto e inflessibile nella sua carriera può vantare contravvenzioni inflitte a un ex sindaco, ad agenti della Digos per le vetture di servizio lasciate in sosta vietata davanti agli uffici della Procura, a un bambino che giocava a pallone in villa comunale (100 mila lire), a decine di mamme che per accompagnare i figli a scuola parcheggiano l’ auto dove capita e (ma sembra una leggenda metropolitana) anche a suo padre. E poi quella denuncia al Procuratore Antonio Gagliardi, di un “sistema clientelare” che avvelenava proprio quel comando, eliminando contravvenzioni elevate in base a rapporti e conoscenze.

Lo stesso Tangredi nel suo libro racconta: “Fui minacciato, 39 di 44 colleghi mi tolsero il saluto, fui tolto dal servizio viabilità e segregato uno stanzino ad espletare mansioni d’ufficio”. Il maresciallo Tangredi per una di quelle splendide contraddizioni che ne facevano un irripetibile personaggio, pur essendo un uomo buono e di grade disponibilità e sentimenti era un ferreo applicatore della legge. Intransigente, inflessibile, implacabile. Non è retorica d’occasione affermare che Luigi Tangredi è stato un maresciallo di razza.E’ stato trasferito di settore in settore, da quello alloggi, all’annona, passando per quello ambientale.

Ogni comparto è stato seguito con quell’attenzione unica, che solo Tangredi sapeva mettere in pratica. Lo è stato per il rigore e correttezza profonda con cui ha lavorato ogni giorno. Per l’onestà intellettuale che lo tenne sempre lontano dalle polemiche ad effetto, dal servaggio politico, da quella logica delle clientele che aveva avvelenato la sua Avellino. E questo era, per lui, un ideale di vita. Ma il maresciallo Tangredi fu anche altro.

Era un vero uomo, di principio, forte solo delle sue convinzioni vissute con fedeltà e con modestia. Di lui resta una sorta di testamento in quel libro in cui racconta la sua vita di vigile urbano e di quella città che conosceva così bene. Nella sua Aiello ha ritrovato la patria della sua modestia, della riservatezza, di quell’onestà intellettuale che fanno di Tangredi un esempio per la città e della nostra comunità. I funerali si terranno questo pomeriggio alle tre e mezza, nela chiesa di Sant’Alfonso dei Liguori a San Tommaso. Il maresciallo Tangredi lascia la moglie Grazia Ruggiero e gli adorati figli Emilia e Alberto. A loro e alla mamma Emilia Andreotti e alla sorella Enza le sentite condoglianze anche da tutta la redazione.

 

Fonte: avellino.ottopagine.net

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