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La carica dei 1.500 aspiranti “fischietti” ma c’è posto solo per 25

I giovani provenienti da tutta Italia hanno invaso la Fiera per la prima fase del concorso pubblico del Comune che in tre anni punta ad assumere 75 nuovi vigili urbani. C’è chi vuole solo un lavoro e chi invece questo mestiere lo cerca proprio.

Un futuro da vigile urbano. È questo il sogno degli oltre 1.500 aspiranti fischietti che da tutta Italia hanno invaso in mattinata la Fiera. Quella di oggi è solo la prima fase del concorso pubblico del Comune che in tre anni punta ad assumere 75 nuovi vigili. In ballo questa volta ci sono in tutto 25 posti, ma per indossare la divisa bisogna prima superare tre prove. Un test psico-attitudinale dal quale saranno ammessi solo in 200 per la valutazione dei curriculum prima del colloquio finale.

C’era un pezzo d’Italia questa mattina in piazza della Costituzione, giovani provati dalla crisi pronti a tutto pur di avere un lavoro: neo laureati, disoccupati, precari e habitué. “È il mio sesto esame da vigile. Se lo supero lascio la Campania e mi trasferisco di corsa qui”, incrocia le dita Luca, un giovane di 24 anni di Ercolano. Seduta sui gradini all’ingresso della Fiera, Ilaria da Genova, 28 anni, ripassa uno dei tanti libri sul quale ha studiato. Per lei, laureata in Storia dell’Arte, questo esame è una prova di vita. “Volevo fare altro ma con la mia laurea non ho trovato nulla. Ora lavoro in uno studio legale, mi occupo di incidenti stradali. Così quando è uscito questo bando mi son detta: perché non passare dall’altra parte e indossare la divisa?”.

Per chi supera tutte le prove c’è un contratto di formazione lavoro di 12 mesi, con un periodo obbligatorio di formazione di 260 ore. Qualcuno sfida la sorte, qualcun altro è qui perché fare il vigile è proprio quello che cerca. “Mi piace l’idea di stare per strada tra la gente e non chiuso in un ufficio” ammette Alan, 30 anni da Sondrio. Al bando pubblico si sono iscritti in tremila, ma solo la metà si è presentata al concorso. Un dato fisiologico, fanno sapere da Palazzo D’Accursio. Hanno studiato per mesi e riguardato gli ultimi appunti fino a un minuto prima della chiamata. Giovani spesso rassegnati, ottimisti, disillusi e ambiziosi. “Per me è solo un primo passo, io voglio lavorare all’Onu” svela Michele, diciannovenne da Pisa, il più giovane dei concorrenti. Non si è presentato da solo ma con il padre, anche lui vigile urbano. “Ma non sono qui perché voglio che faccia il mio mestiere, voglio solo che lavori”.

Fonte: bologna.repubblica.it

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