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Guidatori stranieri e infrazioni al Cds, ora si paga

Secondo l’Asaps il Decreto legislativo appena entrato in vigore, per il pagamento delle multe elevate sulle nostre strade ai guidatori stranieri della UE, deve essere considerato solo un primo passo

Sembra proprio che stavolta i guidatori stranieri, abituati a farla franca sulle strade del Belpaese, dovranno smetterla di infischiarsene del Codice della Strada. Se fino a oggi la mancanza di accordi tra le varie nazioni europee impediva di rintracciare un automobilista straniero che commetteva un’infrazione in Italia, dallo scorso 22 marzo non è più così.

Un’anomalia più volte sottolineata dall’Associazione sostenitori amici polizia stradale che si è sempre battuta affinché questa autentica ingiustizia venisse cancellata.

Ora, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nr. 67, il Decreto Legislativo 4 marzo 2014, nr. 37 “Attuazione della direttiva 2011/82/UE intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale”, è entrato finalmente in vigore e la pacchia per gli allegri trasgressori è finita.
D’ora in poi un guidatore appartenente agli Stati membri della UE (purtroppo, per ora, la norma è limitata soltanto all’ambito comunitario), che commette un’infrazione tra le otto individuate dalla Commissione (Eccesso di velocità; Mancato uso cinture di sicurezza; Mancato arresto davanti a un semaforo rosso; Guida in stato di ebbrezza; Guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti; Mancato uso del casco protettivo; Circolazione su una corsia vietata (bus, taxi, emergenza, cantieri, ecc.); Uso indebito di telefono cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida), dovrà pagare per la violazione accertata.

“Seppur in ritardo, l’Italia si adegua – commentano all’Asaps – e finalmente si apre un nuovo orizzonte per la notifica dei verbali al Codice della Strada che riguardano milioni di stranieri che ogni anno commettono infrazioni e rimangono impuniti, a causa dell’assenza di accordi bilaterali. La procedura prevede i cosiddetti “Punti di contatto” dei singoli Stati, che dovranno gestire i dati relativi all’immatricolazione dei veicoli, con le informazioni sui proprietari o titolari del mezzo. Gli organi di polizia stradale, per via informatica, dovranno inviare al “Punto di contatto” nazionale le richieste di dati con riferimento ai veicoli e ai proprietari. Per l’Italia il “Punto di contatto” sarà la Direzione generale per la Motorizzazione che si occuperà di scambio di informazioni, anche utilizzando il sistema Eucaris come previsto dalla decisione 2008/615/gai e secondo la decisione 2008/616/gai, in materia di cooperazione transfrontaliera. Sarà questo Ufficio ad inviare le richieste ai “Punti di contatto nazionale” dello Stato membro interessato”.
Da questo momento quindi viene avviato l’iter per rintracciare chi ha commesso la violazione e per fargli così recapitare il relativo verbale, ma non è tutto così semplice poiché c’è già chi non è d’accordo.

“Lo Stato in cui è avvenuta l’infrazione al Codice della Strada – spiegano all’Asaps – attraverso i propri organi di polizia (per l’Italia quelli indicati dall’art. 12 del decreto legislativo 30 aprile 1992, nr. 285), provvederà ad inviare una “lettera d’informazione” contenente tutti i dati pervenuti dallo Stato di immatricolazione del veicolo, scritta in una delle lingue ufficiali dello Stato membro di immatricolazione. Al decreto sono allegati i modelli relativi alla consultazione e alla “lettera di informazione” diretta al cittadino estero. Attenzione però ci sono già le prime defezioni. Danimarca, Irlanda e Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord) non hanno l’obbligo di adesione alla direttiva 2011/82/UE. All’art. 5 è previsto inoltre lo scambio di dati relativi al veicolo o numero di targa rubato, ma ciò sarà possibile solo dopo un decreto del Ministero dell’Interno di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che dovrà essere emanato entro il 21 giugno. Come Asaps vogliamo avere fiducia, ma lo consideriamo solo un primo passo”.
 
Insomma, riusciremo finalmente a perseguire i trasgressori del Codice della Strada che commettono infrazioni? Almeno sulla carta sembrerebbe di si. Vedremo.

Fonte: www.repubblica.it

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