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La vigilessa hot: “Macché escort, ognuno è padrone del suo corpo”

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vigili_urbani_napoliParla per la prima volta dopo aver lasciato gli arresti domiciliari: “Non sono una prostituta e non ho mai costretto qualcuno a vendersi”.

Minuta e smagrita. Leggings e giacca neri, una camicia jeans quasi cucita addosso la fanno sembrare ancora più gracile. Un particolare salta all’occhio prima ancora della lunga chioma bionda: una coroncina da rosario con grani in pasta di vetro, indossata quasi fosse una collana. Dopo 75 giorni di arresti domiciliari è una donna provata Anna Teresi, la vigilessa di 41 anni coinvolta il 16 gennaio nell’operazione “Relax Time” che portò all’arresto di otto persone e alla chiusura di due centri benessere “a luci rosse” in via Petrarca e via Vigo, a Palermo.

Accusata di aver adescato massaggiatrici-escort intascando un quinto del ricavato di ogni prestazione, e prostituendosi lei stessa, da martedì sera è in libertà, pur restando sospesa dal servizio. Parla a voce bassa, accanto ai suoi avvocati, Maria Concetta Reina e Giovanni Mangione, e racconta la sua verità.

Signora Teresi, l’hanno accusata di avere reclutato casalinghe, estetiste disoccupate e studentesse spingendole a prostituirsi e intascando un quinto del ricavato delle loro prestazioni.

“Non sono una prostituta e non ho mai invitato nessuno a prostituirsi, né soprattutto ho mai preso denaro dalle ragazze che proponevo. Mi sono solo ritrovata in una situazione più grande di me di cui non conoscevo né regole né interpretazioni giuridiche di attività che, evidentemente sono al confine tra la legalità e l’illegalità. Penso comunque che ognuno, del proprio corpo, possa fare ciò che vuole. L’importante è che nessuno ti costringa a fare ciò che non vuoi”.

Dalle intercettazioni disposte dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dal sostituto Francesco Grassi è emerso che Giuseppe Drago le proponeva continue richieste da parte dei clienti, tutti professionisti, commercianti e funzionari della Palermo bene. In uno dei passaggi salta fuori la sua frase “Il tempo che pranza, si prepara e la porto”, con cui sembrava annunciare l’arrivo di una nuova ragazza.

“Per me praticare un massaggio, in qualunque modo venga fatto, non vuol dire prostituirsi. La prostituzione è altro. Evidentemente sono stata leggera, non rendendomi conto di quello che Drago mi chiedeva di proporre alle ragazze che presentavo. Io pensavo si trattasse di un’opportunità di lavoro per un centro estetico e per questo mi prodigavo per aiutare chi non aveva un reddito. Erano le ragazze a cercarmi, a chiedermi se conoscevo qualcuno per trovare un impiego. Se avessi saputo cosa accadeva in quel centro, e ognuno risponde delle proprie azio-
ni, non avrei mai suggerito quel luogo”.

Da un’altra intercettazione emerge che lei avrebbe reclutato persino sua nipote, una ragazza di 21 anni arrivata a Palermo con la speranza di un lavoro. Drago la rassicurava promettendo che ogni sabato le avrebbe garantito 200 euro “se avesse lavorato come ho capito… che non è un’addummisciuta… “.

“Mia nipote aveva realmente bisogno di trovare un’occupazione. Ha il diploma di estetista e pensavo che lavorare in un centro estetico potesse essere per lei una buona occasione. Ma non si è mai parlato né di prostituzione né di massaggi “.

Insomma, lei sostiene che qualcuno l’abbia coinvolta in un gioco più grande di lei? E pensa di essere creduta?

“Certo non ho ucciso nessuno. Le accuse che sono state mosse contro di me sono una montatura, il frutto di un equivoco che i media hanno ingigantito giudicandomi con estrema leggerezza soltanto perché sono più estroversa e appariscente di altre. E poi, il mio coinvolgimento nell’inchiesta credo abbia fatto più scalpore perché sono un’agente della polizia municipale. Se avessi fatto la commessa di un negozio d’abbigliamento, non credo che avrebbero pubblicato tante mie foto, scattate in
momenti di vita privata”.

Erano tutte sul suo profilo Facebook…

“Ma anche Facebook è un angolo privato”.

Qual è il suo attuale tenore di vita? Le ragazze che lei avrebbe reclutato sostengono che i soldi non le mancavano. Che frequentava palestre e centri estetici, che ostentava abiti firmati, scarpe costose e diversi cellulari…

“Il mio stipendio era di appena 850 euro per tre giorni lavorativi a settimana. Sono una dei tanti vigili precari e faccio parte del nucleo “Sequestri ambulanti abusivi”: ho sempre lavorato con passione e dedizione pur non guadagnando grosse cifre. E non permetto a nessuno di raccontare che faccio una vita agiata. Ho una casa che pago con un mutuo ventennale. La mia unica auto l’ho acquistata nel 1996 e non faccio chissà quali grandi acquisti. Il proprietario della palestra in cui andavo è di mio cugino e quindi non pagavo alcuna retta. Mi sono sentita attaccata ingiustamente con illazioni che non trovano alcun fondamento. Di me è stato detto di tutto e di più. Qualche collega della caserma di via Dogali ha persino raccontato di avermi vista in un video porno amatoriale”.

Come ha trascorso questi due mesi e mezzo di arresti domiciliari?

“Mi sono lasciata andare – singhiozza – ho perso dieci chili perché non avevo voglia di toccare cibo. Pensavo a quello che mi stava accadendo. Come se mi fosse improvvisamente caduto un macigno addosso. La mia paura, ora, è che nessuno dimentichi più il mio volto, l’appellativo di vigilessa-escort

che in tanti mi hanno attribuito. Non so se avrò la forza di ricominciare e costruirmi una nuova vita. Ho subìto tanti attacchi e continuo a ricevere telefonate anonime in cui mi chiedono il costo delle prestazioni. Mi hanno rubato il sole che era dentro di me”.

 

Fonte: palermo.repubblica.it

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