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Germania, il ciclista ha sempre ragione

L’Alta corte tedesca ha dato ragione a una ciclista che si era ferita gravemente alla testa nel 2011: “Non aveva il casco, ma non importa”.

Stavolta la lobby delle assicurazioni e il partito del casco obbligatorio hanno perso. Ma la sentenza è saggia? Il dibattito, in Germania, è accesissimo. L’Alta corte tedesca ha deciso ieri di dare ragione ad una ciclista che si era ferita gravemente alla testa nel 2011. 

Un automobilista, caso criminale da manuale, aveva parcheggiato e aperto lo sportello senza guardare. Il tribunale di Flensburg aveva dato ragione ovviamente alla ciclista, ma quello di Schleswig, in secondo grado, no. E il verdetto aveva già fatto discutere perché le aveva tagliato il risarcimento del 20%. Siccome non portava il casco, i giudici avevano addossato alla ciclista una parte di responsabilità per le ferite riportate.  

In terzo grado, l’Alta corte ha deciso invece che la donna ha diritto al risarcimento pieno. Primo, perché il casco “non è prescritto dalla legge”. Secondo, se è vero che una persona “precisa e ordinata” deve essere considerata “corresponsabile” del danno a se stessa, se si dimostra che ha prestato “poca attenzione nella prevenzione”, è anche vero che nel 2011 c’era ancora una scarsa “consapevolezza generale” sull’importanza del casco. 

In Germania gli incidenti mortali in bici sono appena il 5% del totale, e calano ogni anno: erano 406 nel 2012, l’anno dopo il 10 per cento in meno, 354. Allo stesso tempo, aumenta ogni anno il numero di chi porta il casco: se nel 2011 era l’11%, ora è il 15% e tra i bambini sotto i 10 anni tre su quattro lo indossano. La libertà di scelta è ancora garantita, dopo la sentenza di ieri. Ma è la scelta giusta? 

Fonte: www.lastampa.it

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