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Sono validi i verbali digitali

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digitalizzazioneI fatti traggono origine da una denuncia di un cittadino secondo la quale i verbalizzanti avrebbero commesso vari reati perchè, supponendo l’esistenza dell’originale di verbali di accertamento del codice della strada, per complessivi 3.972 atti, in realtà mai redatti, simulavano il rilascio di copia legale conforme da notificare al trasgressore: in particolare, dopo avere omesso di redigere l’originale dei suddetti verbali di accertamento dell’infrazione stradale, provvedevano all’inserimento dei dati nel sistema “Servizio Concilia” in uso al Comando in tal modo emettendo false copie conformi relative ad atti pubblici inesistenti, che venivano successivamente stampati e notificati, per il tramite della ditta “Maggioli S.p.A.”, ai responsabili delle violazione del codice della strada.
In primo grado gli agenti venivano condannati per violazione di cui all’art. 478, commi 1 e 2, cod. pen. con applicazione della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio, per mesi due.
La Cassazione (Cassazione penale sez. V sentenza 19.05.2014 n. 20560) ha ritenuto non sussistere alcun reato ritenendo che “Le censure che lo sostanziano sono, comunque, destituite di fondamento.
Ed invero, il giudice a quo ha diffusamente spiegato le ragioni della ritenuta insussistenza del reato di cui all’art. 478 cod. pen., mancando il presupposto fattuale della contestazione, ovverosia l’ipotizzata inesistenza dell’originale, ossia dell’atto di accertamento, e la falsa predisposizione di copie autentiche.
Infatti, gli atti di cui si assume l’insussistenza erano, invece, esistenti, siccome redatti in forma digitale ed automatizzata, così come consentito dall’art. 383 c.d.s. (dpr. 16 dicembre 1992, n. 495), mediante la creazione di files immodificabili inseriti nel sistema operativo della Comune di Casoratxe Sempione, recanti le indicazioni di cui all’art. 3 comma 2 d.lgs n. 39 del 1993, così come esattamente rilevato dal giudice del riesame.
Si tratta, in particolare, di un sistema di redazione del verbale consentito dalla legge per i casi in cui pubblico ufficiale non possa procedere alla contestazione immediata dell’addebito al trasgressore del codice della strada, in linea peraltro con il generale sistema di informatizzazione ed automatizzazione degli atti della pubblica amministrazione, previsto dagli artt. 20 e seguenti dei Codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 7 marzo 2005 n. 82).
Parimenti ineccepibile é la ritenuta insussistenza del reato di truffa, sotto il duplice, motivato, profilo che l’aggravio delle “spese di gestione” era previsto da apposita delibera comunale e non era, dunque, imputabile agli agenti di polizia municipale, responsabili dell’accertamento, così come non erano loro imputabili gli ulteriori costi di notifica, posto che la procedura notificatoria, demandata ad una società di riscossione, esulava dalla sfera delle relative attribuzioni”

3 thoughts on “Sono validi i verbali digitali

  1. Che l’originale sia quello digitale inserito dall’operatore addetto all’ufficio contravvenzioni ho qualche dubbio (salvo che non sia stato questo ad accertare la violazione). L’originale è il verbale ( foglio di carta, preavviso etc.) sul quale l’agente accertatore annota gli estremi dell’infrazione che deposita poi all’ufficio contravvenzioni i cui addetti aggiungono tramite visura uno dei soggetti di cui all’art. 196 cds. Ecco perchè è fondamentale la compilazione del preavviso (lasciato o meno sul veicolo)perchè almeno l’originale è sempre agli atti.

  2. Mi sembra che la pronuncia della Suprema Corte si commenti da sola soprattutto per quanto concerne l’art. 383 del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada.

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