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Torino – Via dalla strada: si beve al chiuso. San Salvario si spegnerà alle 2

pub-street-movida
pub-street-movidaLa rivoluzione della movida per ora è una sperimentazione e riguarda solo un quartiere.
Forse verrà ricordato come il «Codice San Salvario». Resta il fatto che l’incontro fra esercenti, circoscrizione e sindaco per uscire dal «cul de sac», quest’ultimo sotto attacco per i guai provocati dalla movida, ha partorito una «soluzione» su misura ai problemi denunciati nel quadrilatero compreso fra via Galliari, via Madama Cristina (entrambi i lati), corso Marconi e via Nizza. Un esperimento che durerà fino al 30 novembre e che, se funzionerà, potrebbe essere replicato, con i dovuti adattamenti, nella altre zone calde di Torino, da piazza Vittorio a Vanchiglia.

Stop alle vendite illegali

Ecco quindi l’annuncio che i locali sprovvisti dell’autorizzazione alla somministrazione dovranno chiudere a mezzanotte. Oggi continuano imperterriti a rifornire di bottiglie di vodka e birra frotte di giovani – tanto chi riesce a controllare? – che poi stazionano alticci e urlanti per strada. Come ha dimostrato il capogruppo del Pd, Michele Paolino, che l’altra notte s’è rifornito, diciamo, illegalmente, di vino e birra fino alle 2,30 in quei locali che non avrebbero potuto più venderli. Non sono molti, appena 4-5, i cosiddetti «frighi» e i minimarket, che però già annunciano infuocati ricorsi al Tar. La seconda misura che permette al sindaco Fassino di tenere il punto («Chiusura alle 2», aveva proclamato) senza però scontentare la stragrande maggioranza degli esercenti, obbliga tutti gli altri locali a chiudere ogni attività – leggi dehors – sulla strada.

 

 

Via la gente dalla strada

«Continuino pure, ma all’interno – hanno spiegato il sindaco e l’assessore al Commercio Mimmo Mangone -. Riuscire ad allontanare dalla strada la gente che, nella migliore delle ipotesi, chiacchiera con il bicchiere in mano, crediamo sia un buon risultato per i cittadini che hanno diritto di dormire». Per convincere i riottosi, ogni locale dovrà attrezzarsi con stewart, come quelli che già si vedono aggirare davanti ai locali con la pettorina gialla. Infine, stop per tutti i i locali alle 3. Le misure sugli orari sono state concordate con le organizzazioni degli esercenti (ieri, di fronte al sindaco e agli assessori, tra cui Giuliana Tedesco dei vigili, c’erano Papini, Griffa e Amato di Confesercenti, Vergnano e Ferraro di Ascom ed Epat) ed è quindi ragionevole pensare che la stragrande maggioranza ingoierà il rospo. Ma questo non esclude che singoli possano contestare il provvedimento davanti al Tar visto che la legge permette di tenere aperti fin quando si vuole e il divieto di somministrare alcol dopo le 3 e fino all’alba arriva dal Codice della Strada. Vedremo.

 

 

Idranti dopo le tre

Nel frattempo i nuovi orari saranno accompagnati da altre misure, come quella che impegna l’Amiat a intervenire subito dopo la chiusura dei locali, cioè alle 3. La cosa non è banale. Il lavaggio delle strade, magari con idranti, obbligherà gli esercenti a smontare i dehors e chi bighellona ad andarsene se non vorrà farsi una doccia. Troppo duro? À la guerre comme à la guerre e sempre che divieti e doveri vengano fatti rispettare. Viene ribadita la necessità e l’importanza del cosiddetto «pattuglione» interforze perché «gli esercenti avranno anche le loro responsabilità – dice Papini – ma tutti gli altri problemi, spaccio in testa, sono ordine pubblico». Infine, Fassino & Co. buttano sul tavolo pure la Ztl notturna: senza telecamere ché non ci sono soldi, ma con la sola cartellonistica: «E’ dimostrato che rappresenta un buon deterrente», ha chiosato Fassino. Ma se ne parla in autunno perché organizzare la cosa, permessi per i residenti compresi, è complesso. Oggi, il «pacchetto» di misure che andranno a sostanziare l’ordinanza pro San Salvario verrà illustrato ai cittadini, meglio ai Comitati di quei torinesi «che – per dirla con il sindaco e con il buonsenso – hanno diritto a dormire. Un diritto che è pari a quello di potersi svagare e divertire e a quello degli esercenti di coltivare la propria attività al meglio».

 

 

Fonte: www.lastampa.it

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