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Omicidio stradale: parlano le associazioni

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omicidio-stradale-incidente-mortaleIn Commissione Giustizia al Senato prendono la parola l’Asaps, l’Associazione “Lorenzo Guarnieri” e l’associazione “Gabriele Borgogni”

Non si è fatta attendere l’audizione presso la Commissione Giustizia del Senato, nata con lo scopo di conoscere l’opinione delle varie associazioni e di alcuni illustri tecnici circa l’introduzione del reato di Omicidio Stradale nel codice penale.

Il primo ad essere sentito è stato il presidente dell’ASAPS Giordano Biserni, il quale ha innanzitutto snocciolato tutti i numeri della parte più violenta e criminale della sicurezza stradale, legata all’abuso di alcol e droga, in stretta connessione con la pirateria stradale.

Sollecitato dallo stesso presidente Casson, Biserni ha sinteticamente esposto i contenuti della proposta avanzata con la raccolta di firme promossa dalle associazioni “Lorenzo Guarnieri” e “Gabriele Borgogni” e dalla stessa ASAPS: innalzamento delle pene da un minimo di 8 a un massimo di 18 anni per i conducenti ebbri con valore alcolemico superiore a 0,8 g/l o drogati, e anche per i casi di pirateria stradale mortale, con la previsione di pene differenziate in relazione alla tipologia di lesioni provocate, e ha insistito sull’altro vessillo innalzato dalle tre associazioni: l’ergastolo della patente.
Il presidente dell’ASAPS (Associazione amici e sostenitori Polizia Stradale) ha spiegato che nonostante l’apparente severità delle norme in vigore e che molti oppongono all’iniziativa di legge, l’autore di un omicidio stradale può raccontare le proprie gesta al bar, poche ore dopo aver ammazzato una persona su strada.

Biserni ha stigmatizzato infine l’assoluta incapacità dello Stato di contrastare l’uso di droghe alla guida per la mancanza assoluta di test salivari da parte delle forze di polizia.

L’esposizione dei tecnicismi è stata prerogativa dell’avvocato Annalisa Parenti a nome delle associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni, che ha illustrato nel dettaglio come l’attuale situazione normativa non consenta – di fatto – di perseguire neppure  i reati stradali più gravi: in particolare, l’avvocato ha spiegato che l’autore di un omicidio stradale non subisce alcun danno, né economico né giudiziario e neppure morale, poiché potendo beneficiare della contumacia non è chiamato a guardare in faccia i parenti delle vittime.
“Serve – ha detto Annalisa Parenti – una forma di reato specifica, esattamente come lo stalking, la cui introduzione nel codice penale ha efficacemente coperto una lacuna precisa nell’ambito del reato di minaccia”.

 

Fonte: www.repubblica.it

 

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