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Allarme criminalità in Salento, razzia di carte d’identità in Comune e armi delle forze dell’ordine

polizia_municipale

polizia_municipaleRubate pistole dei vigili urbani e della Forestale e documenti in bianco negli uffici di Gallipoli e Lecce, sono più di 1500.

Prima le armi della Forestale di San Cataldo, ora le pistole dei vigili urbani di Gallipoli. La criminalità salentina si arma nella maniera più beffarda. Rubando i pezzi alle forze dell’ordine, violando caserme e uffici comunali e facendo anche incetta di documenti di identità. La somiglianza tra quanto accaduto nella notte a Gallipoli e quello che era successo a Lecce il 28 luglio e a San Cataldo il 13, è troppo evidente per parlare di coincidenze. Il furto nella Città Bella è avvenuto negli uffici comunali di Via Pavia, prima nell’ala destinata alla polizia municipale, dove con la fiamma ossidrica sono stati aperti gli armadi blindati e portate via 12 pistole.

Poi nell’ufficio Anagrafe, da dove sono state rubate ben 1.500 carte di identità. Un furto fotocopia rispetto a quello avvenuto tre giorni fa negli uffici comunali di via Lombardia a Lecce, dove le carte di identità sottratte sono state 87. I documenti erano tutti in bianco e dunque presumibilmente portati già per essere immessi sul mercato dei falsi, a cui attinge la criminalità organizzata, non solo salentina. La razzia va di pari passo con quella delle armi ed è possibile che l’episodio di Gallipoli sia direttamente collegato con quello avvenuto il 13 luglio a San Cataldo, alle porte di Lecce. Dal posto fisso della Forestale, in via Vespucci (nella pineta che si affaccia direttamente sul lungomare) furono portati via due mitragliatori Beretta M12, due pistole Beretta 92 Fs e 200 cartucce.

Anche in quel caso il furto avvenne durante la notte, quando la Stazione è chiusa, e gli armadi dell’armeria furono aperti con la fiamma ossidrica. Una specie di firma che i ladri hanno lasciato sul colpo e che hanno messo anche negli uffici di Gallipoli. La cui scelta potrebbe essere stata non casuale anche dal punto di vista simbolico, dal momento che proprio Gallipoli è stata di recente interessata dal blitz Baia Verde dei Ros, che ha portato in carcere gli esponenti del riorganizzato clan Padovano e gli alleati del clan Tornese di Monteroni.

Pur decapitato da arresti eccellenti (in manette è finito anche il presunto capo,  Angelo Padovano, figlio del boss Salvatore, fatto assassinare dal fratello Rosario), il gruppo criminale potrebbe aver voluto lanciare un messaggio chiarissimo alle istituzioni, che nei mesi scorsi hanno dato un segnale forte della volontà di non piegarsi alla logica mafiosa, dimostrando di poter colpire anche nel cuore della loro rappresentanza istituzionale. Negli uffici della polizia municipale, appunto, primo presidio di legalità sul territorio, a cui il sindaco Francesco Errico ha demandato una parte significativa di controlli che costituiscono il primo baluardo di legalità contro l’egemonia dei clan e il tentativo di infiltrarsi nelle attività turistiche.

Fonte: bari.repubblica.it

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