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Termoli – Comandante della polizia locale: un’assunzione che non s’aveva da fare

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concorso_vigili_urbaniPer 3 volte negli ultimi 20 anni il Comune di Termoli ha bandito un concorso pubblico per un posto di Comandante (dirigente) della Polizia locale. Alla fine è riuscito vincitore Antonio Valente di Scafa (Abruzzo) che attende di essere assunto dalla fine del 2009 quando l’incardinamento nella dotazione organica venne bloccato per un ricorso presentato dal concorrente classificatosi al 2° posto. Neppure quando i Giudici decisero per l’inammissibilità dell’opposizione si fece alcunché per rendere giustizia al vincitore. Ma oggi la Giunta Sbrocca ha inteso di rivedere la posizione di Palazzo S. Antonio, adoperandosi per una conveniente transazione; e l’opinione pubblica si chiede quali chances possa vantare il vincitore di un concorso nel caso in cui un’Amministrazione abbia deciso – inopinatamente – di non volere procedere ad assumerlo.

Solitamente, concluse le procedure concorsuali, la P.a. proclama il vincitore, approvando la graduatoria formata dalla Commissione esaminatrice; ma, se l’Esecutivo decida di non procedere all’assunzione, l’Amministrazione rimane veramente obbligata ad assumere? E, nel caso di non-assunzione, il vincitore ha diritto ad essere risarcito per il danno patito? Sulla questione si sono formati, nel tempo, due orientamenti giurisprudenziali.

Prima della “privatizzazione” del pubblico impiego, il vincitore di un concorso non vantava un diritto all’assunzione, ma poteva far valere la sua legittima aspettativa. L’opzione di assumere rientrava comunque nella potestà organizzatoria della P.a. che, per sopravvenute circostanze, avrebbe anche potuto decidere di revocare la procedura posta in essere. Cionondimeno, i sostenitori di quest’orientamento ritenevano che tale scelta, per non essere arbitraria, doveva essere supportata da motivazioni conformi all’interesse pubblico ed ai canoni di razionalità e di logicità. Perciò, ove la revoca si fosse appalesata illegittima, il vincitore avrebbe potuto impugnare l’atto di revoca, legittimo solo nel caso di un blocco delle assunzioni o se, nell’esercizio della propria potestà organizzativa, anche dopo l’indizione del concorso, l’Amministrazione avesse rideterminato la dotazione organica, eliminando il posto messo a concorso; od infine quando, in itinere, fosse venuta meno la copertura finanziaria. In tali casi, la giurisprudenza mostrava di effettuare un bilanciamento di interessi tra privato e P.a.

L’interesse pubblico della seconda veniva ritenuto prevalente rispetto a quello del primo; ma il vincitore non assunto non sarebbe rimasto privo di tutela, potendo pur sempre contestare il provvedimento di revoca sotto il profilo della congruità e della correttezza della scelta praticata. Ciò posto, seppure la revoca fosse stata legittima, la P.a. sarebbe stata comunque responsabile della violazione dell’aspettativa; e, di conseguenza, avrebbe dovuto risarcire i danni ove ne fossero sussistiti i presupposti.

A rapporto di pubblico impiego “privatizzato”, le norme hanno devoluto alla giurisdizione del Giudice ordinario il contenzioso relativo alla fase successiva all’approvazione della graduatoria concorsuale. Per ciò stesso, oggi il vincitore del concorso vanta un vero e proprio diritto soggettivo all’assunzione, con la conseguenza che la P.a. deve comportarsi nei suoi confronti come un vero e proprio datore di lavoro privato, cosicché i suoi atti non sono più provvedimenti amministrativi quanto piuttosto di mera gestione. Tale tesi rimane confortata dalla più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione.
Ciò vuol dire che il Giudice ordinario può adottare, nei confronti della P.a. inadempiente, sentenze costitutive e di condanna. Ed ecco perché l’Esecutivo Sbrocca ha meditato di rivedere la posizione maturata da Palazzo S. Antonio ai tempi del Sindaco Di Brino, procedendo per l’assunzione del vincitore del concorso.

 

Fonte: www.termolionline.it

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