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Genova – Boom di auto con targa straniera per evitare le multe

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targa-stranieraIl Suv Bmw targato Romania che “brucia” agilmente il rosso? Oppure l’utilitaria con targa d’Oltralpe che circola in una zona a traffico limitato vietata ai comuni mortali? O ancora, la Porsche (in apparenza) bulgara lasciata sul marciapiede o magari in doppia fila? La frequente visione del conducente, che, serafico, raggiunge il veicolo e si mette al volante, non deve stupire: in un numero crescente di casi una targa straniera equivale a piena immunità dal Codice della strada. E seppure qualche passo avanti, negli ultimi anni, è stato a onor del vero fatto, circa la metà delle 12-13 mila contravvenzioni che in media, nell’arco di un anno, riguardano veicoli con targa straniera, non vengono pagate. Non solo: rappresentano al contrario un danno economico, perché le porte si chiudono dopo laboriose – e costose – procedure di notifica.

Soste vietate, soprattutto. Quindi telecamere che vigilano sulle corsie bus oppure sugli ingressi delle zone a traffico limitato, fino ai più classici autovelox. La galassia degli impuniti sguazza in particolare tra questi meandri del Codice, ma non mancano stop o semafori ignorati senza particolari convenevoli. Perché quello che per un cittadino italiano onesto – leggi: titolare di un domicilio reale e conosciuto – si trasforma in caso di pagamento non immediato in un verbale che arriva puntuale nella cassetta della posta, per chi risiede fuori Italia, o per gli “esportatori” di veicoli, tutto si fa molto più complicato.

C’è di più: chiaramente, se il mancato pagamento è il prodotto “generico” alla fine della catena, con conseguente palese disparità di trattamento oltre che di ammanco per le casse comunali, ci sono da fare una serie di distinguo. Perché se c’è chi, residente all’estero in viaggio a Genova, pagherebbe la multa ma banalmente non viene mai raggiunto dalla contravvenzione che resta imbrigliata in chissà quale ufficio, c’è anche chi è in perfetta mala fede. E, tra questi, ci sono in buona parte stranieri immigrati, ma anche italiani purosangue. Almeno il 10% del totale, per quella che giocoforza è una stima a spanne.

Facendo un ulteriore passo: Paese che vai, collaborazione che trovi. Perché la speranza di trovare la cassetta postale corretta, fuori dai confini, dipende chiaramente dallo spirito e dall’appoggio che le autorità estere sono disposte a fornire. Una lista sommaria, traendo spunto dalle targhe più frequenti in cui si imbattono gli agenti di polizia municipale (come di altri Corpi), racconta che ad esempio la Francia non coopera granché, eccetto alcune regioni quali l’Alsazia (il decentramento spinto fa sì che le istituzioni francese abbiano atteggiamenti molto variabili). Spesso poco incline a fornire informazioni sui suoi intestatari di veicoli è anche la Svizzera, che, al contrario, si rivela molto puntuale in senso inverso. Più “positivi” sono in genere i contatti con la Germania, l’Austria, la Spagna e, guardando ai problematici Paesi dell’Est Europa, con la Moldavia, grazie a degli specifici accordi di cooperazione.

La galassia però è molto variegata e a semplici – si fa per dire – pastoie burocratiche si devono sommare in alcuni casi anche magheggi e truffe in piena regola. La più comune (un caso esemplare, stroncato dopo tre anni, è stato scoperto a inizio 2013 fa tra il Basso Piemonte e Savona dai carabinieri) consiste nell’esportazione fittizia di veicoli. In parole povere: con una procedura (quasi) banale, si ottiene una nuova immatricolazione fuori Italia per il proprio veicolo. Questo ha un duplice effetto: un regime fiscale agevolato (l’assicurazione è più che economica e il bollo talvolta inesistente); secondo, complica l’individuazione del conducente nel caso di violazioni al Codice della strada.

Il Paese preferito per questo tipo di operazioni, per agilità delle procedure e per le spese contenuta – immediate e “strutturali” – è laBulgaria. Tanto che ormai da tempo fioriscono come funghi anche siti web e agenzie che offrono pacchetti tutto incluso per portare a termine la pratica.

 

Fonte: www.ilsecoloxix.it

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