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Roma – Vigili e smog. Rivolta della mascherina

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maschera-smog-vigiliSi stanno presentando così, per le strade di Roma, con un’insolita mascherina protettiva a coprirgli parzialmente il volto. Nonostante il loro regolamento lo vieti severamente. Fino a ieri erano circa 50, ma sono in aumento ogni giorno.

Da circa una settimana gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale stanno prendendo servizio con indosso dei supporti di plastica per filtrare le particelle di smog dall’aria che respirano. Una protesta silenziosa, ed autorganizzata, che i pizzardoni romani vogliono portare avanti per sensibilizzare le istituzioni sul pericolo di malattie cardio-respiratorie provocate dall’inquinamento, a cui sono particolarmente esposti per via delle molte ore che passano in mezzo al traffico.

L’iniziativa non porta la firma ufficiale di alcun sindacato, ma è stata lanciata con “effetto domino” da un rappresentante sindacale, Roberto Pardo, il quale per primo 10 giorni fa è sceso in strada con la mascherina. «Stiamo violando il regolamento – racconta orgoglioso Pardo – ma non ci interessa. Sono decine i colleghi che in questi anni si sono ammalati: le patologie sono sempre le stesse, con diverse gravità a seconda di come reagisce l’organismo. Vogliamo che Roma Capitale e la Regione Lazio si facciano promotori di uno studio dettagliato sull’impatto delle malattie cardio respiratorie nella salute degli agenti».

Sono anni che i vigili urbani chiedono di verificare quanto incida lo smog cittadino sulle loro vite. L’ultima ricerca ufficiale risale al 2004 e fu portata avanti dall’Università di Tor Vergata: i risultati non furono confortanti. «All’epoca – ricorda Pardo – ci dissero che avrebbero preso provvedimenti, ma tutto si è arenato. Quando si è insediato l’attuale presidente della Regione, Nicola Zingaretti, abbiamo inoltrato richiesta per un nuovo studio, che però ancora non è stato fatto, né tantomeno messo in programma. E’ molto frustrante».

La protesta delle mascherine si ricollega ad un’altra rivendicazione storica che gli agenti di Polizia Locale stanno portando avanti da anni: quella del riconoscimento delle malattie professionali. Oggi, infatti, lo status è assimilato agli impiegati pubblici, dunque gli infortuni sul lavoro e le patologie provocate da quello che, ricordano «è un vero e proprio lavoro di forze dell’ordine» non sono riconosciute ai fini previdenziali. Così come non esiste un’assicurazione medica ad hoc.

«Sono diversi i colleghi scomparsi a causa di malattie sospette – ricorda Pardo – e le famiglie non hanno potuto contare su alcun tipo di tutela». Ora Pardo promette che la protesta delle mascherine andrà avanti: «Al momento abbiamo raggiunto quota 50 agenti, ma nei prossimi giorni aumenteranno. E speriamo che anche qualche nome noto, del sindacato o della politica, possa darci una mano in questa opera di sensibilizzazione».

 

Fonte: www.iltempo.it

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