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Troppo ubriaco per intendere e volere. Assolto l’uomo che uccise il figlio. Tutte le sentenze “amiche” dei bevitori

guida_in_stato_di_ebbrezza

guida_in_stato_di_ebbrezzaBere conviene, almeno secondo il parere di alcuni giudici. Bere conviene perché, se si commette un atto di violenza avendo assunto massicce quantità di alcol, la pena potrebbe non solo venire ridotta, ma addirittura scomparire del tutto. Il “messaggio terrificante” – come lo chiama Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa – è stato rafforzato dalla decisione della Corte d’Appello di Lecce di ribaltare una sentenza di condanna di omicidio perché l’assassino, quando ha ucciso suo figlio, era troppo ubriaco per essere in grado di intendere e di volere. Per questo è stato assolto e dichiarato “non colpevole”.

A godere dell’assoluzione è un uomo di Guagnano, Enzo Caretto, di 72 anni, che due anni fa ha ucciso con una coltellata il figlio Giovanni, 32enne, al culmine di una lite. L’uomo era stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione ma i giudici d’Appello (presidente Rodolfo Boselli) lo hanno assolto, accogliendo la richiesta del procuratore generale poiché, al momento dell’omicidio, non era in grado di intendere e volere perché ubriaco.

La vittima fu uccisa mentre tentava di difendere la madre e la sorella disabile da un’aggressione del padre che era fortemente dipendente dall’alcol. Le analisi eseguite in ospedale dopo l’omicidio rilevarono un tasso di alcol nel sangue dell’aggressore molto elevato.

Secondo quanto riporta La Stampa, la dipendenza dall’alcol di Caretto e i suoi comportamenti violenti non erano un mistero a Guagnano, paesotto della provincia di Lecce. Il pensionato, infatti, era già stato segnalato ai servizi sociali dai carabinieri della stazione locale, che più volte si erano dovuti recare in quella casa per gestire altri episodi violenti.

L’assoluzione segue di qualche settimana un’altra decisione in materia di alcol che ha provocato un’ondata di indignazione. Si tratta della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che è possibile concedere delle attenuanti agli uomini di violenza carnale completa qualora gli abusi avvengano “solo” in uno stato di alterazione da alcol.

In primo grado i giudici veneziani non avevano fatto sconti al 48enne – che si giustificava dicendo che le violenze avvenivano soltanto quando era ubriaco – e lo avevano condannato per stupro e maltrattamenti in famiglia con la convinzione che una violenza sessuale non è mai un “fatto di minore gravità”. L’uomo è così ricorso alla Cassazione, che ha invece deciso di concedergli le attenuanti.

Sulla stessa linea, qualche settimana fa, nel vicentino un uomo di 47 anni è stato assolto dall’accusa di guida in stato d’ebrezza. E di certo non perché non fosse ubriaco: l’uomo, infatti, era talmente ubriaco da non essere in grado di soffiare nell’alcol test. A permettere l’assoluzione di Dejan Popovic – riporta il Giornale di Vicenza – è la sentenza del 4 settembre della Cassazione, che stabilisce come sia necessario contestare con esattezza il tasso alcolico. In sostanza, in mancanza di una registrazione ufficiale del tasso alcolemico, il reo non può essere giudicato. Assolto.

Quella sera gli agenti della polizia locale di Vicenza fermarono, alla guida di una Fiat Punto, Popovic, che aveva un forte odore di alcol, non riusciva a reggersi in piedi e parlava lentamente e con frasi sconnesse.

 

 

Fonte: www.huffingtonpost.it

 

 

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