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Le città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario [scheda n. 40]

COPERTINA_48x36-2

COPERTINA_48x36-2La legge 7 aprile 2014, n. 56, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 7 aprile 2014, prevede l’istituzione entro il 1° gennaio 2015 delle città metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma Capitale, Napoli, Bari e Reggio Calabria, che subentrano alle province omonime. Le nuove istituzioni metropolitane sono definite dall’art. 1, comma 2, della legge come “enti territoriali di area vasta (…) con  le  seguenti  finalità istituzionali generali: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione  integrata  dei  servizi,  delle infrastrutture e delle  reti  di  comunicazione  di  interesse  della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello,  ivi  comprese  quelle  con  le  città  e  le  aree metropolitane europee”.

L’effettiva istituzione delle città metropolitane è il risultato di un lungo periodo di discussioni e proposte normative cominciato con la legge 142/1990 che per prima prevedeva l’istituzione delle città metropolitane nell’ordinamento italiano. A questo primo sbocco normativo, hanno fatto seguito ulteriori provvedimenti e nel 2001 si è giunti alla costituzionalizzazione delle città metropolitane, inserite negli artt. 114 e 117 del Titolo V riformato.

Come detto, il percorso di riforma si è concluso con l’approvazione della legge 56 che, oltre ad istituire 10 città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario, si pone come linea guida per la “disciplina di città e aree metropolitane da adottare dalla regione Sardegna, dalla regione siciliana e dalla regione Friuli-Venezia Giulia, in conformità ai rispettivi statuti”. Allo stato attuale il diverso livello di avanzamento del processo istitutivo nelle regioni a statuto speciale non consente di sviluppare un’analisi che includa le eventuali città metropolitane istituite in questi territori del Paese.

Pertanto, considerando unicamente le 10 città metropolitane previste dalla legge 56, si osserva che la riforma in atto coinvolge complessivamente 1.009 amministrazioni comunali, pari al 12,5% dei comuni italiani, e una popolazione di oltre 18 milioni di cittadini (il 30,4% del totale). La città metropolitana di Torino, con 315 comuni, presenta il numero maggiore di amministrazioni coinvolte nel processo di riforma. All’opposto le città metropolitane di Bari e Firenze presentano il dato più contenuto, rispettivamente 41 e 42 amministrazioni comunali.

Osservando la taglia demografica delle città metropolitane il primato spetta a Roma Capitale (4.321.244 residenti), seguita da Milano e Napoli con una popolazione di poco superiore ai 3 milioni di abitanti. Al contrario Reggio Calabria risulta la meno popolosa, con 559.759 residenti.

Le 10 città metropolitane occupano complessivamente una superficie di oltre 33.000 kmq, pari all’11,1% del territorio nazionale. L’amministrazione metropolitana più estesa è quella di Torino, con una superficie di quasi 7.000 kmq, seguita da Roma Capitale che presenta un’estensione di poco superiore ai 5.000 kmq. Al contrario, a dispetto di una taglia demografica tra le più elevate, Napoli e Milano risultano le città metropolitane con il territorio più contenuto, rispettivamente pari a 1.179 kmq e 1.576 kmq. Sono proprio queste due città metropolitane a far registrare i dati maggiori in termini di densità abitativa: Napoli raggiunge il valore più elevato con 2.653 ab./kmq, mentre nella città metropolitana di Milano si registra una densità abitativa di 2.016 ab./kmq, valore comunque ampiamente superiore alla media registrata nelle 10 città metropolitane (551 ab./kmq).

Tabella 1 – Le 10 città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario, 2014

Ripartizione geografica

Città metropolitana

N. comuni

Popolazione residente 1° gen. 2014

Superficie territoriale (kmq)

Densità abitativa (ab./kmq)

Nord

Bologna

56

1.001.170

3.702

270

Genova

67

868.046

1.834

473

Milano

134

3.176.180

1.576

2.016

Torino

315

2.297.917

6.827

337

Venezia

44

857.841

2.473

347

Centro

Firenze

42

1.007.252

3.514

287

Roma Capitale

121

4.321.244

5.363

806

Sud

Bari

41

1.261.964

3.863

327

Napoli

92

3.127.390

1.179

2.653

Reggio Calabria

97

559.759

3.210

174

Città metropolitane (a)

1.009

18.478.763

33.541

551

Italia (b)

8.057

60.782.668

302.073

201

% su Italia (a)/(b)

12,5%

30,4%

11,1%

Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Economia Locale su dati Istat, 2014

Figura 1 – Le 10 città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario, 2014

fig scheda Ifel n41 citta metropolitane Le città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario [scheda n. 40]

Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Economia Locale su dati Istat, 2014

Il dato sul reddito imponibile ai fini dell’addizionale IRPEF consente di osservare il livello e la distribuzione della ricchezza nei territori delle nuove amministrazioni metropolitane.

Nell’anno d’imposta 2012, nelle 10 città metropolitane il reddito medio è stato pari a 26,39 mila euro per contribuente, dato superiore al valore medio nazionale, pari a 23,80 mila euro per contribuente. Delle 10 amministrazioni considerate, Milano e Roma Capitale sono le sole a far registrare valori superiori alla media metropolitana: la prima è l’unica a superare la soglia dei 30 mila euro, attestandosi su un reddito imponibile medio di 30,35 mila euro per dichiarante; Roma Capitale presenta un dato lievemente inferiore, pari a 28,62 mila euro per contribuente. Al contrario nei comuni appartenenti alla città metropolitana di Reggio Calabria si osserva il reddito medio imponibile più contenuto, pari a 20,03 mila euro per contribuente.

Grafico 1 – Il reddito imponibile ai fini dell’addizionale comunale IRPEF, per contribuente (migliaia di euro), nelle 10 città metropolitane delle regioni a statuto ordinario, anno d’imposta 2012

fig2 scheda Ifel n41 addizionale Irpef Le città metropolitane nelle regioni a statuto ordinario [scheda n. 40]

Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Economia Locale su dati MEF – Dipartimento delle Finanze, 2014

 

Considerando l’incidenza delle imprese attive in un determinato settore economico in un dato comune rapportata al totale delle imprese attive nel comune stesso, si misura l’indice di specializzazione economica. Un comune può essere definito “specializzato” se tale rapporto risulta maggiore dello stesso rapporto calcolato a livello nazionale ([1]). L’analisi è stata svolta relativamente ai tre settori economici: primario (o agricolo), secondario (o industriale) e terziario (i servizi).

I capoluoghi delle 10 città metropolitane delle regioni a statuto ordinario risultano tutti specializzati nel terziario, ma considerando tutti i comuni che fanno parte di tali aree la situazione muta radicalmente. Napoli è l’unica città metropolitana a mantenere una specializzazione produttiva nel settore dei servizi. Il settore primario risulta prevalente in oltre il 70% delle amministrazioni appartenenti alle città metropolitane di Bari (75,6%) e Reggio Calabria (72,2%), mentre nel 76,1% dei 134 comuni della città metropolitana di Milano si registra una specializzazione nel settore industriale.

Tabella 2 – La specializzazione economica delle 10 città metropolitane delle regioni a statuto ordinario, 2012

Ripartizione geografica

Città metropolitana

% comuni specializzati per settore economico nella città metropolitana

Primario

Secondario

Terziario

Nord

Bologna

48,2%

41,1%

10,7%

Genova

22,4%

61,2%

16,4%

Milano

1,5%

76,1%

22,4%

Torino

41,9%

50,2%

7,9%

Venezia

43,2%

43,2%

13,6%

Centro

Firenze

28,6%

69,0%

2,4%

Roma Capitale

31,4%

48,8%

19,8%

Sud

Bari

75,6%

9,8%

14,6%

Napoli

15,2%

19,6%

65,2%

Reggio Calabria

72,2%

10,3%

17,5%

Media città metropolitane

35,7%

45,9%

18,4%

Media Italia

59,0%

31,3%

9,7%

Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Economia Locale su dati Infocamere, 2013

 


[1] Da un punto di vista analitico si è proceduto al calcolo, per ciascun comune, dei quozienti di localizzazione (QL) dei tre settori (primario, secondario e terziario). A ciascun comune è stata poi attribuita la specializzazione economica corrispondente al massimo valore di QL osservato.

 

Fonte: www.comuni.it

 

 

Fonte:

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