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Le fusioni di comuni [scheda n. 41]

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comuniLa fusione intercomunale consiste nell’accorpamento e soppressione di comuni preesistenti al fine di costituire un nuovo comune. Tale istituto è previsto dall’articolo 133 della Costituzione in cui si legge: «La regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni». L’articolo 15 del TUEL, “Modifiche territoriali, fusione ed istituzione di comuni”, tratta l’istituto della fusione indicando le amministrazioni regionali quali unici enti competenti nella modifica delle circoscrizioni territoriali, «a norma degli articoli 117 e 133 della Costituzione», specificando la necessità di ascoltare le popolazioni interessate prima di qualsiasi variazione. Inoltre si afferma che la legge regionale istitutiva di nuovi comuni creati attraverso una fusione deve assicurare ai residenti «adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi». Infine è formulata una politica d’incentivazione alle fusioni attraverso la combinazione di un contributo derivante da Stato e regione.

Nel periodo 1995-2011, anni per i quali l’Istat diffonde i dati ufficiali relativi alle variazioni amministrative dei comuni italiani, si sono registrate 9 fusioni tra 24 comuni, la prima avvenuta nel 1995 e l’ultima nel 2011 (Tabella 1). Il ricorso all’istituto della fusione in questo periodo di 16 anni si può definire episodico e di origine volontaria. Episodico in quanto la casistica è di ampiezza contenuta e volontario in quanto rispondente alla volontà delle popolazioni e non guidato da un processo di riforma coatta.

Tabella 1 – Elenco delle fusioni avvenute tra i comuni italiani nel periodo 1995-2011
Nonostante i numeri siano esigui, è possibile evidenziare delle caratteristiche ricorrenti nei processi di fusione avvenuti nel periodo in analisi.Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Economia Locale su dati Istat e Ministero dell’Interno, anni vari

Innanzitutto si tratta esclusivamente di comuni settentrionali. Sono entrambi in Veneto, Porto Viro, in provincia di Rovigo e Due Carrare, in provincia di Padova, creati nel 1995. Il primo costituito mediante la fusione di Donada e Contarina ed il secondo con la soppressione di Carrara San Giorgio e Carrara Santo Stefano. In Piemonte si contano altrettante 2 fusioni: il comune di Montiglio Monferrato, in provincia di Asti, creato nel 1998 attraverso la fusione di Montiglio, Scandeluzza e Colcavagno ed il comune di Mosso, in provincia di Biella, derivante dalla fusione di Pistolesa e Mosso Santa Maria nel 1999. In Lombardia nel 2003 nasce San Siro dalla soppressione di Santa Maria Rezzonico e Sant’Abbondio e nel 2011 viene costituito il comune di Gravedona ed Uniti dalla fusione di Consiglio di Rumo, Germasino e Gravedona. In Friuli-Venezia Giulia si conta una sola fusione, quella avvenuta tra Campolongo al Torre e Tapogliano, che hanno dato vita nel 2009 all’amministrazione denominata Campolongo Tapogliano. Infine altre 2 fusioni si sono concluse in provincia di Trento nel 2010: si tratta di Comano Terme, nato dalla soppressione di Bleggio Inferiore e Lomaso, e di Ledro, composto da 6 comuni (Concei, Bezzecca, Molina di Ledro, Pieve di Ledro, Tiarno di Sopra e Tiarno di Sotto).

La seconda evidenza, oltre alla totale mancanza di fusioni nelle regioni del centro e del sud Italia, riguarda la taglia demografica dei comuni soppressi: nella quasi totalità dei casi si è trattato infatti di piccoli comuni fino a 5.000 abitanti. Le uniche eccezioni sono rappresentate da Donada, Contarina e Carrara San Giorgio, che al momento della fusione contavano una popolazione pari a 5.912, 8.250 e 5.044 abitanti rispettivamente. Ne consegue che i nuovi comuni costituti mediante fusione non raggiungano una dimensione demografica elevata.

Dal 2011, anno in cui mediante fusione è stato creato il comune di Gravedona ed Uniti, si è assistito ad un periodo di latenza di tale istituto, conclusosi nel dicembre 2013 con la costituzione di due nuovi comuni: Quero Vas, in Veneto e Montoro, in Campania. Inoltre, dal 1° gennaio 2014, sono stati completati numerosi processi di fusione che a differenza di quanto accaduto negli anni precedenti hanno coinvolto comuni situati nelle regioni centrali: è il caso della Toscana, dove sono stati istituiti 7 nuovi comuni mediante fusione, nonché delle Marche, dove sono nati il comune di Trecastelli e di Vallefoglia mediante la soppressione di 3 e 2 comuni rispettivamente. Tuttavia il maggior numero di comuni fusi nel 2014 si registra sempre al nord, e nello specifico in Lombardia ed in Emilia-Romagna. Nel primo caso infatti sono stati fusi 22 comuni per crearne 9, mentre nel secondo caso gli enti soppressi sono stati 12, che hanno dato vita a 4 nuovi comuni.

Il dato riguardante la differenziazione geografica si aggiunge ad un lieve innalzamento della taglia demografica dei comuni che decidono di ricorrere allo strumento della fusione. Avviene così che in soli due mesi, ossia tra la fine di dicembre 2013 e febbraio 2014 sono ricorsi alla fusione 61 comuni, che a loro volta hanno dato vita a 26 nuove amministrazioni comunali, con una conseguente contrazione dell’universo dei comuni italiani, passato da 8.092 unità a 8.057.

Rispetto al passato sembra che il ricorso alle fusioni da parte dei comuni stia diventando più frequente, o per lo meno più ambito. Le ragioni potrebbero essere riconducibili proprio alle serie di norme che garantiscono incentivi di tipo finanziario alle casse dei nuovi comuni, nonché alla consapevolezza di raggiungere determinate economie di scala nella gestione delle funzioni comunali e nella connessa erogazione dei servizi, attraverso l’accorpamento di più realtà amministrative e cittadine. Pertanto si può concludere che nel breve periodo, ceteris paribus, è verosimile che l’universo dei comuni italiani si vada ulteriormente a contrarre.

Già dal 1° gennaio 2015 verranno istituiti 3 nuovi comuni mediante fusione, tutti nella Provincia Autonoma di Trento (Tabella 2).

Dalla fusione di 3 piccolissime realtà comunali, Bersone, Daone e Praso, nascerà il comune di Valdaone che, stando agli ultimi dati Istat relativi alla popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2014, conterebbe 1.204 cittadini. Leggermente più popoloso sarà il comune di San Lorenzo Dorsino, che prenderà il posto di Dorsino (428 ab. al 1° gennaio 2014) e di San Lorenzo in Banale (1.168 ab. al 1° gennaio 2014 ). Infine, mediante la fusione di 5 enti locali, ossia Coredo, Smarano, Taio, Tres e Vervò, verrà istituito il nuovo comune di Predaia (6.639 residenti al 1° gennaio 2014).

Tabella 2 – Elenco dei nuovi comuni, creati mediante fusione, che verranno istituiti il 1° gennaio 2015

 Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Economia Locale su dati ANCI e Istat, 2014

 

 

Fonte: www.comuni.it

 

 

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