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Livorno – Multa al bus del Livorno scortato dai vigili

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polizia_municipale33Multati e mazziati, e pure… “raddoppiati”. Due sanzioni, con relative more, per un totale di 1500 euro, al pullman della Labronica Bus che porta la squadra del Livorno calcio a giocare allo stadio Picchi, preceduto e seguito dalle moto dei vigili urbani.

Chi pensa che essere scortati dalla polizia municipale sia una garanzia per non incappare nelle multe degli autovelox si sbaglia. Ma oltre che sotto i riflettori dei flash delle macchinette che segnano la velocità (è stata immortalata la stessa moto dei vigili urbani), in questo caso, l’autobus del Livorno è finito nella fitta rete della burocrazia. Incastrato fra multe non notificate, importi raddoppiati, solleciti di pagamento, fino addirittura al preavviso di fermo amministrativo dei beni della ditta, per mancato versamento delle cifre dovute. Tutto in una guerra di carte e di bollettini in cui ha rischiato di finire la stessa polizia municipale che scortava l’autobus. A contestare la doppia multa è stata la polizia provinciale attraverso un autovelox mobile, montato sulla FiPiLi, tra Calambrone e Stagno. E a nulla è servita una dichiarazione scritta e firmata dalla stessa municipale, per attestare che quel giorno, a quell’ora, la scorta era effettivamente in atto. Una storia che va avanti ormai da quasi quattro anni e che non è ancora del tutto risolta: l’ultima spiaggia infatti è il ricorso al giudice di pace.

È il 15 aprile 2011, sono le 19, e a bordo del bus della Labronica, ditta di trasporti in via dei Condotti vecchi gestita da Gabriele Gemignani, c’è la prima squadra del Livorno calcio. Dalla sede del ritiro, all’hotel Continental di Tirrenia, la squadra amaranto sta andando al Picchi per una partita di campionato da giocare in casa. Davanti e dietro al bus ci sono le moto della municipale, così come previsto.

A un tratto, entrati in superstrada, pullman e pattuglie passano davanti a un autovelox. In quel punto il limite di velocità è di 80 chilometri orari, il bus va un po’ più veloce, tra 90 e 95. La velocità dettata dalla scorta. La macchinetta è automatica e il flash ineluttabile: la foto immortala (come si vede nel grafico sopra) il bus e i vigili che lo precedono. Importo, 159 euro.

Due settimane dopo, stesso copione: il 29 aprile 2011, infatti, il bus del Livorno calcio passa di nuovo sulla FiPiLi e ancora una volta trova sulla sua strada l’autovelox della polizia provinciale, che non perdona. Altro giro altra multa. L’importo stavolta è di 639 euro.

Ma non finisce qua. Ad agosto dello stesso anno, la Labronica bus è di nuovo nel mirino della polizia provinciale: la ditta non ha comunicato i dati del conducente dell’autobus. Ed ecco che scatta un’ulteriore sanzione, il cui ammontare finale è di 537,50 euro. Il totale, tra spese di notifiche e diritti, è di 1396,26 euro, importo che poi sale ancora per un’ulteriore maggiorazione.

«Alla fine ho pagato 1480 euro – dice Gabriele Gemignani della Labronica bus – Gli importi, già alti, sono schizzati alle stelle perché, secondo la polizia provinciale, io avrei pagato in ritardo. Ma il punto è un altro, anzi le questioni sono due: prima di tutto, quando un bus è scortato dalle forze dell’ordine, la velocità di marcia la detta scorta che si regola in base alla sicurezza stradale: si parla comunque dell’ordine di 10, massimo 15 chilometri orari oltre il consentito, anche perché i nostri mezzi a più di 100 non possono andare. E poi c’è un’altra cosa: a me le notifiche dei verbali non sono mai arrivati: infatti, quando sono andato a verificare di persona, ho constatato che le cartoline erano bianche, nel senso che non erano firmate da me. E non lo erano perché non mi sono mai giunte».

Intanto, tra una mancata notifica e l’altra, passano gli anni, finché a metà dicembre scorso, arriva quello che Gemignani definisce «l’ultimo atto di un errore burocratico»: raccomandata con preavviso di fermo di beni mobili registrati, «che nel caso specifico – dice l’imprenditore – vuol dire il fermo di un pullman che mi serve per lavorare… A quel punto ho dovuto pagare».

La polizia provinciale, dal canto suo, al titolare della ditta che più volte ha chiesto lumi, ha risposto che ormai erano scaduti i termini e che non c’era niente da fare se non rivolgersi al giudice di pace.

 

 

Fonte: iltirreno.gelocal.it

 

 

 

 

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