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Vicenza – Vendeva rose, multa annullata. «Era solo un questuante»

vendita-rose-multe

vendita-rose-multeIl giudice: «Cedere un fiore che vale pochi spiccioli non è commercio abusivo». I vigili urbani sei anni fa avevano compilato una sanzione di 5mila euro.

Vendeva rose ma non era un commerciante abusivo, solo un questuante: quello che dava, in cambio di poche monete, era solo un fiore appassito, senza valore. Tanto che nemmeno il vigile urbano, nel momento in cui ha staccato la multa da oltre cinquemila euro, ha sequestrato quel mazzo marcio, come riportato a verbale. A distanza di quasi sei anni si è chiusa l’odissea per Kabir Ahmad, cittadino del Bangladesh di 46 anni, residente nel Milanese, pendolare a Vicenza per racimolare qualche soldo. Era la sera del 4 agosto 2009 quando venne fermato davanti ai locali con delle rose sgualcite. Il vigile compilò una sanzione di 5.164 euro, per commercio itinerante senza autorizzazione. Un macigno per l’immigrato, con regolare permesso di soggiorno e tanto di lavoro.

Del suo caso si è occupato l’avvocato Alberto Pellizzari. Il quale, preso a cuore la storia dell’uomo, ha presentato ricorso prima al verbale, poi all’ordinanza di ingiunzione di pagamento. Ricorso, quest’ultimo, accolto dal giudice di pace di Vicenza, Giovanna Alessandrini. «Una singola rosa, che faceva parte di un mazzo del valore totale di pochi centesimi, non può considerarsi un bene commerciabile, quanto piuttosto un oggetto che serve a salvare la dignità di chi la offre – ha messo nero su bianco l’avvocato Pellizzari – senza quella rosa Kabir Ahmad sarebbe un semplice mendicante, con tutte le umiliazioni che ciò implicherebbe: non può pertanto essere ritenuto un commerciante abusivo, ma un questuante, che chiede e riceve denaro senza dare nulla di economicamente apprezzabile». Una tesi difensiva che è passata. Ma non è stata una vittoria scontata. A novembre 2010, l’avvocato del Comune di Vicenza aveva riferito al giudice civile Antonio Picardi che l’amministrazione non aveva alcuna intenzione di rendere esecutiva la sanzione amministrativa, quindi di riscuoterla. Bugia perché quattro anni e dieci mesi dopo la multa (il termine massimo era di cinque anni) ecco che il Comune recapita al 46enne l’ordinanza di ingiunzione di pagamento, della sanzione che però nel frattempo era stata dimezzata – 2.582 euro – senza tra l’altro che fosse spiegato il perché. E se il ricorso promosso dal legale dell’immigrato era stato dichiarato inammissibile, perché non si può impugnare un verbale di contestazione, è stato invece accolto in pieno quello contro l’ingiunzione di pagamento.

 

 

Fonte: corrieredelveneto.corriere.it

 

 

 

 

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