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Codice strada, riparte l’esame al Senato

segnaletica_stradale

segnaletica_stradaleRiparte al Senato la discussione del ddl che dovrebbe portare alla revisione del Codice della strada e automobilisti, motociclisti, associazioni di settore si augurano che la Commissione Bilancio torni sui suoi passi, riconsiderando la scelta che il 26 febbraio l’aveva portata a cassare importanti parti del decreto, con la giustificazione che per determinati provvedimenti non esisteva copertura di spesa. Una scelta fortemente contestata da ogni parte, che anche ilCorriere della Sera ha criticato sottolineando come le modifiche allo studio (quelle cassate) avrebbero invece portato ad una considerevole diminuzione della spesa (in primo luogo sanitaria) legata alla sicurezza stradale.

«Le misure a tutela di migliaia di motociclisti e scooteristi sono state bocciate senza motivo – incalza Corrado Capelli, presidente di Ancma, l’associazione dei costruttori legata a Confindustria – speriamo che la decisione venga rivista. Perché nonostante le numerose verifiche e approfondimenti effettuati nel corso delle ultime due settimane, ancora non siamo riusciti a capire il motivo per il quale alcune misure (incluse quelle proposte da Ancma) in materia di sicurezza e mobilità su due ruote, comporterebbero maggiori oneri per le finanze pubbliche».

Il parere contrario della Commissione Bilancio aveva stralciato dalla riforma del codice stradale, approvata alla Camera lo scorso autunno, un pacchetto di misure collegate al cosiddetto piano Orizzonte 2020: norme che il ministero dei Trasporti aveva inserito nel decreto (accogliendo gli indirizzi della Commissione Europea) per dimezzare nel decennio 2011-2020 il numero di morti su strada. In particolare erano stati accantonati: il permesso per scooter e moto oltre i 120 cc di andare in autostrada; l’introduzione del concetto di utenza vulnerabile (bambini, anziani, disabili, pedoni, ciclisti, altri utenti di mezzi a due e tre ruote); la tutela dell’utenza vulnerabile, con riduzioni dei limiti di velocità nelle aree urbane; la promozione della sicurezza delle bici; permessi e incentivi per l’accesso dei ciclomotori nelle corsie riservate ai mezzi pubblici.

«La ragione della bocciatura – aggiunge Capelli – sarebbe da ricercarsi nella mancata copertura finanziaria delle misure contenute nel provvedimento, che è invece prevista dall’articolo 81 della Costituzione. Ma queste e altre disposizioni non comportano un solo euro di aggravio per il bilancio dello Stato e, pertanto, non si comprende il motivo di una bocciatura indiscriminata e generalizzata».

Secondo Ancma la decisione della Commissione Bilancio del Senato «rischia di bloccare l’iter di un provvedimento che aveva raccolto il consenso trasversale di tutte le forze politiche e che a ottobre, alla Camera, non aveva provocato obiezioni di sorta sulla presunta mancanza di copertura finanziaria». Eppure l’approvazione di quelle misure «contribuirebbe a migliorare sensibilmente gli standard di sicurezza degli utilizzatori di veicoli a due ruote».

Confindustria Ancma torna dunque a proporre l’inserimento nel ddl di norme che consentano: «l’accesso di biciclette, ciclomotori e motocicli nelle corsie urbane riservate ai mezzi pubblici; l’accesso dei motocicli 125cc in autostrada; la limitazione della presenza ai bordi della carreggiata di ostacoli fissi e guardrail; l’emanazione da parte del ministero dei Trasporti di linee guida sulla progettazione di strade sicure per le due ruote».

 

 

 

 

Fonte: heavyrider.corriere.it

 

 

 

 

 

 

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