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Lecce – Medici e multe, botta e risposta: “Nessuno può violare il codice della strada”

Dopo la denuncia di D’Agata dello Sportello dei diritti sul caso di un operatore sanitario multato, sebbene fosse a suo dire in visita urgente a domicilio, arriva la replica del comandante della polizia locale Zacheo, che chiarisce i punti all’interno di una specifica ordinanza comunale.

Sul caso sollevato nei giorni scorsi dal presidente dello Sportello dei diritti, Giovanni D’Agata, in merito alla tolleranza verso medici in visita domiciliari, arriva una risposta dal comandante della polizia locale, Donato Zacheo, il quale intende così mettere in chiaro una volta per tutte che “a nessuno è consentito violare il codice della strada”.

La polemica nasce da una contravvenzione elevata il 9 aprile scorso, in una via nel centro di Lecce, dove “un medico – ha denunciato D’Agata – si è visto appioppare l’ennesimo verbale per divieto di sosta nonostante esibisse in bella vista sul parabrezza l’adesivo dell’ordine ed esponesse anche il motivo del non corretto posizionamento della propria autovettura, una visita domiciliare urgente”.

A dire del rappresentante dell’associazione, peraltro, l’autovettura non avrebbe intralciato il traffico. “Non vi è dubbio che il medico nella scelta se salvare una vita umana o subire un’altra multa per lo stesso motivo, sceglierebbe sempre la prima opzione – ha commentato con tono fortemente polemico -, ma questo pare non interessi a quei zelanti vigili urbani che hanno così a cuore il rispetto del codice stradale tanto da farsi sfuggire le deroghe in esso pur previste, come quella dello stato di necessità”.

D’Agata ha anche rimarcato che “questa è l’ennesima amnesia, da parte di qualche agente della polizia locale leccese, perché sono tante le multe subìte per lo stesso motivo e nelle medesime condizioni, che un operatore sanitario leccese ha voluto portare all’attenzione”. “L’unica ‘colpa’ – ha aggiunto – aver provvisoriamente parcheggiato in modo irregolare mentre era intervenuto a prestare soccorso ad un paziente grave”.

Secondo lo Sportello dei diritti, inoltre, “un caso non isolato che ha spinto il medico leccese a denunciare quest’ingiustizia che pare essere la conseguenza del clima d’intolleranza che si respira a Lecce in materia di multe e per evitare che in futuro gli agenti di polizia locale continuino a perpetrare questo comportamento oltranzista che pare la diretta conseguenza dell’esigenza più volte denunciata dall’associazione di continuare a far cassa.

D’Agata si è quindi rivolto chiamando in prima persona sindaco e comandante a farsi “portavoce presso i propri sottoposti di una diversa e maggiore attenzione” verso gli operatori sanitari che “meritano di essere tutelati in quanto equiparati a pubblici ufficiali e non punibili secondo quanto stabilito dal codice della strada”.

Ma sull’argomento il comandante della polizia locale, invece di strigliare i sottoposti, intende mettere un punto fermo. E non la manda certo a dire. “Mi duole leggere commenti polemici – dice oggi – improntati all’inesattezza e alla non conoscenza delle norme da parte di chi rappresenta un’associazione che difende i diritti dei cittadini e, come tale, dovrebbe farsi paladino del rispetto delle stesse”.

“La polizia locale di Lecce – replica – opera sulla base della vigente ordinanza dirigenziale numero 609 del 4 luglio 2007 del settore Mobilità e trasporti. In virtù di tale provvedimento, i medici di famiglia, muniti di regolare autorizzazione rilasciata dall’Ufficio mobilità del Comune, che espongono sulla propria autovettura il disco orario con l’iscrizione ‘Medico in visita domiciliare’, possono transitare in tutte le zone a traffico limitato del centro storico e sostare, sino a un tempo massimo di 45 minuti, nelle aree riservate ai residenti, con l’obbligo di indicazione dell’orario di arrivo”.

“Inoltre – aggiunge -, è loro consentito di sostare gratuitamente in tutte le zone tariffate cittadine, sino ad un tempo massimo di 30 minuti, sempre con l’obbligo di esposizione del disco orario”.

“Evidentemente, e non potrebbe essere diversamente – prosegue il comandante Donato Zacheo – il provvedimento, che fu a suo tempo concordato tra l’Ordine dei medici e l’assessorato alla Mobilità e ai trasporti, non autorizza i medici in visita domiciliare a violare le norme del codice della strada. Qualunque ‘parcheggio non proprio ortodosso’ sarà, dunque, legittimamente sanzionato dagli operatori di polizia Locale, com’è avvenuto nel caso accertato il 9 aprile scorso e portato a conoscenza dello Sportello dei diritti”.

Secondo il comandante, insomma, “le dichiarazioni piccate del presidente D’Agata, che invoca uno status di impunibilità tout court nei confronti delle autovetture che espongano la citata autorizzazione, oltre a dimostrare una scarsa conoscenza delle procedure amministrative, palesano una mal celata diffidenza nei confronti della polizia locale di Lecce. Il presidente D’Agata dovrebbe sapere benissimo che nei casi eccezionali nei quali si può appellare l’interessato dello stato di necessità ed urgenza, l’eventuale accertamento amministrativo elevato a carico del medico, non può essere annullato attivando l’istituto dell’autotutela, ma esclusivamente avanzando un ricorso alle autorità competenti che documenti tale circostanza”.

La replica: “Un vero e proprio sistema metodico” 

Nel pomeriggio è arrivata anche la replica dello Sportello dei diritti, sempre per voce di Giovanni D’Agata. “Con i nostri comunicati circa l’intolleranza che si respira a Lecce in materia di sanzioni al codice della strada da parte della polizia municipale e della necessità di ‘far cassa’ con i proventi delle multe non abbiamo fatto altro che riportare un sentire comune dei cittadini leccesi che è suffragato dalle statistiche nazionali che ci portano ai vertici delle classifiche delle città più severe verso i cittadini”. 

“Non si tratta – , rileva il presidente dell’associazione – , di fatti isolati, ma di un sistema che si sta dimostrando metodico a Lecce dove si registrano tra i più alti tassi nazionali di multe in rapporto alla popolazione, tanto da mettere la cittadinanza in cattiva luce tra i più indisciplinati alla guida, ma purtroppo tutti sappiamo che non è così e tanta colpa sta nell’amministrazione che in questi anni ha aumentato a dismisura strisce blu, apparecchi di rilevazione elettronica delle infrazioni come photered e telecamere ai varchi del centro storico, mentre non sono state adottate formule alternative anche solo di natura dissuasiva, ciononostante le numerose decisioni del giudice di pace locale che ha sanzionato con la nullità una notevole mole di ricorsi per illegittimità dei verbali”.

Ma sul punto D’Agata risponde. “E’ opportuno ricordare al comandante che la giurisprudenza ha più volte invocato l’esimente dello stato di necessità ex articolo 4 della Legge numero 689/1981, secondo cui: ‘Non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa’, , proprio nei casi in cui lo stesso comandante ritiene che gli operatori sanitari debbano essere ‘legittimamente sanzionati'”.

 

“D’altro canto, peraltro, la notevole mole di verbali illegittimamente elevati che sono oggetto di ricorsi da parte dei cittadini e che continuano ad invadere l’ufficio del prefetto e quello del giudice di pace di Lecce – aggiunge -, potrebbe essere ridotta se e solo se lo stesso comando provvedesse all’annullamento in autotutela prima che i cittadini si opponessero formalmente alla multa come ha già ribadito il ministero dei Trasporti con la risalente circolare numero 66 del 17 luglio 1995 che ha ammesso il principio dell’ammissibilità dell’annullamento di autotutela dei verbali illegittimamente emessi”.

 

Fonte: www.lecceprima.it

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