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Comuni, stop assunzioni di vigili urbani. I sindaci dovranno assorbire la polizia provinciale

vigili_stagionali

vigili_stagionaliNiente più sanzioni per le amministrazioni che non rispettano le scadenze per il pagamento dei propri fornitori. Passaggio della Polizia provinciale nei ranghi dei Comuni, che quindi non potranno più assumere nessuno per queste funzioni. E poi come di consueto una serie di proroghe e rinvii, il più notevole dei quali è quello che di fatto mette ufficialmente in stallo il processo del federalismo fiscale. Il decreto legge sugli enti territoriali approvato giovedì dal governo contiene stanziamenti di risorse che vengono incontro alle richieste delle amministrazioni interessate (ed infatti è stato salutato con soddisfazione dall’Anci, l’associazione dei Comuni); ma come accade spesso serve anche ad aggiustare una serie di situazioni aperte. Tra le quali c’è certamente la complicatissima riforma delle Province, che al momento si è sostanzialmente fermata sul nodo del trasferimento ad altri enti del cinquanta per cento dei dipendenti, a seguito della perdita di una serie di funzioni.

Una quota rilevante di questo personale dovrà andare alle Regioni. C’è però un ostacolo di legge: un decreto dell’aprile dello scorso anno (lo stesso che istituiva il bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti), allo scopo di velocizzare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni verso i propri fornitori, stabiliva delle sanzioni per gli enti non in grado di garantire tempi medi di pagamento non superiori a 90 giorni nel 2014 e 60 da quest’anno in poi. La punizione consisteva nel divieto assoluto di fare assunzioni nell’anno successivo, a qualsiasi titolo e con qualsiasi forma contrattuale.

Ora però questo divieto impedirebbe alle amministrazioni – che evidentemente non hanno rispettato i tempi di pagamento previsti – di assorbire i dipendenti provinciali. E dunque solo con questa finalità viene cancellato.

Un altro capitolo della stessa vicenda è quello che riguarda la polizia provinciale. Per questo personale è previsto il passaggio ai Comuni, dove naturalmente dovrebbe svolgere funzioni di polizia municipale. Ma il trasferimento si presenta tutt’altro che scontato, visto che i sindaci dovranno farvi fronte con gli attuali vincoli finanziari e normativi. In ogni caso è previsto che i Comuni stesso non possano fare alcuna assunzione per la polizia municipale, fino all’assorbimento del personale delle Province. Questa norma, insieme a quella relativa al passaggio alle Regioni dei centri per l’impiego (ci sarebbe anche qui un problema di risorse finanziarie) ha scatenato la protesta dei sindacati della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, che hanno indetto una manifestazione per il prossimo 25 giugno.

Il decreto si occupa anche di temi fiscali. Innanzitutto spostando in avanti (ma la data precisa deve essere ancora fissata) il termine per l’applicazione della clausola di salvaguardia – ovvero l’aumento delle accise sui carburanti – legata ai mancati introiti del regime dell’inversione contabile Iva per la grande distribuzione, bocciato dalla Ue. Dunque i rincari non scatteranno il primo luglio e a settembre il governo valuterà il da farsi. Altri rinvii riguardano le norme sul federalismo fiscale. In particolare slitta al 2017 la ridefinizione dell’addizionale regionale Irpef che avrebbe dovuto accompagnare, in nome del trasferimento della potestà tributaria alle Regioni, il venir meno di trasferimenti statali e compartecipazioni. Un processo di fatto già fermo viene quindi rimandato a data da destinarsi. Infine l’ennesima proroga riguarda il termine, a suo tempo fissato «inderogabilmente» e poi più volte spostato, entro il quale i Comuni che lo desiderano dovranno rinunciare ai servizi di Equitalia per dar vita ad un apposito consorzio per la riscossione. Tutto ciò sarebbe dovuto avvenire entro il 30 giugno, ora il decreto aggiunge altri sei mesi.

 

 

Fonte: economia.ilmessaggero.it

 

 

 

 

 

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