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Roma – “Finti” vigili a riposo. Il giallo del circolo davanti al Comando

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polizia-roma-capitaleUn locale del Comune dato in concessione gratuita. Un’associazione di volontariato che dovrebbe essere formata da ex vigili urbani ma “arruola” commercianti, macellai e professionisti compensati con buoni pasto, schede telefoniche e buoni benzina. Circa 100 mila euro sborsati dai municipi per servizi di vigilanza, guardiania, sorveglianza davanti alle scuole. Una onlus dilaniata da querele, esposti in procura, sospetti di ruberie e ammanchi di cassa ma che continua a incassare denaro pubblico e facilitazioni senza il minimo controllo del Campidoglio. Una realtà melmosa e quantomeno sospetta su cui, in tempi di moralizzazione forzata dopo il terremoto mafia capitale, sarebbe auspicabile indagare più a fondo.

E’ una storia emblematica quella dell’Arvuc (Associazione romana vigili urbani in congedo), ospitata in pianta stabile nell’ex autoparco municipale di via San Teodoro, alle spalle della sede del comando generale della polizia Roma capitale, una vicenda che inizia nel 1975 quando al vertice dei “pizzardoni” c’era ancora il generale Francesco Andreotti, fratello di Giulio e le polemiche sulle armi in dotazione e sulla rotazione dei dirigenti erano ancora lontanissime. “L’Associazione è un organismo apolitico, democratico e a base elettiva” si legge nello statuto, indirizzato ai vigili urbani che, dopo tanti anni di fischietto e paletta, non si rassegnavano alla panchina e alla bocciofila ma avevano ancora voglia di rimboccarsi le maniche. Quarant’anni dopo, l’Arvuc sembra radicalmente cambiata: su un piccolo esercito di 80 volontari solo 5 hanno un passato in divisa. Gente che, dopo un corso tenuto spesso da funzionari del corpo, viene smistata davanti alle scuole (i famosi “nonni vigili”) nei parchi, nelle sedi comunali distaccate. Volontari, si, ma fino a un certo punto: ogni ora di presenza viene compensata con 15 euro in buoni pasto che l’associazione riceve con il 6 per cento di sconto e rimborsi vari. I finanziamenti arrivano anche dalle trattenute degli agenti in servizio: un euro al mese per ciascun vigile che sottoscrive.

“Il primo nodo da sciogliere è quello dei locali. L’Arvuc ha in concessione quello di via di San Teodoro, dove non paga neanche le utenze ma molte altre sigle, quasi sconosciute, sono ospitate, sempre gratis, nelle stanze di via della Consolazione”, spiega Mauro Coppola, storico presidente dell’Arvu, l’Associazione a cui aderisce gran parte dei vigili romani. “I locali interni sono occupati da Anvu, International polis, Anvup, Arvu-Europea, l’unica che paga un affitto per la sede centrale di via Prospero Alpino e che, nonostante i miei ripetuti solleciti, non si riesce ad adeguare ai costi di mercato e perfino una società finanziaria di prestiti interni, la Cassa Cavur. C’è da chiedersi perché mai il Campidoglio butti via i soldi in questo modo”. Misteri della burocrazia o favoritismi?

Sta di fatto che all’interno dell’Arvuc, una delle realtà più significative di questo piccolo arcipelago, si naviga in acque agitatissime. L’ex presidente Franco Vitale, 79 anni, uno stato di servizio scintillante tra encomi, riconoscimenti e perfino sviolinate sui quotidiani romani di allora, viene destituito con un colpo di mano il 21 luglio del 2014 proprio quando, all’interno del collegio dei probiviri, cominciavano a rimbombare rumors di bilanci taroccati: un buco di 38 mila euro certificato dalla verifica di un commercialista. Vitale non si rassegna e passa al contrattacco: assieme ad altri due colleghi va dall’avvocato e sporge denuncia contro due componenti del direttivo. Poi chiama un fiscalista per passare al setaccio i libri mastri. Risultato: secondo i conteggi mancano 28 mila euro. I due ex vigili chiamati in causa, a loro volta, aprono il fuoco: uno scambio di denunce e querele che giace ancora, sepolto chissà dove, in qualche cassetto di piazzale Clodio.

“Sfido chiunque a provare che mi sono messo in tasca un solo centesimo – tuona VitalE – La realtà è che ho cercato di fare pulizia in un’associazione a cui ho sempre creduto e mi sono dedicato. Ho scritto tre esposti interni, due alla vicecomandante e uno al comandante ma l’unico risultato è che io e i due colleghi siamo stati convocati a un incontro che è saltato all’ultimo minuto. Da allora, solo silenzio ma intanto il Comune continua a foraggiare l’Arvuc senza la minima verifica forse perché il volontariato è un bel risparmio rispetto all’assunzione di personale”. Un volontario, è bene ricordarlo, non pesa sulle casse municipali e, se cade e si rompe una gamba in servizio, non può neanche chiedere un risarcimento visto che l’assicurazione è a carico delle onlus. Quanto alla professionalità richiesta per compiti spesso delicatissimi affidati a imbianchini, macellai o pittori edili sbattuti in strada dopo un corso di due mesi, quello è un altro discorso. E al comando del corpo, tirato in ballo da tutti cosa rispondono? Niente. Un no comment totale che, come quasi sempre in questi casi, è sintomo di imbarazzo.comment totale che, come quasi sempre in questi casi, è sintomo di imbarazzo.

 

 

Fonte: roma.repubblica.it

 

 

 

 

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