Questo articolo è stato letto 0 volte

La promessa di Lotti: «Entro l’anno l’omicidio stradale diventerà legge»

«Purtroppo siamo ancora indietro, ma certamente approveremo questa legge entro la fine dell’anno, così come ha promesso il premier». Sul tavolo di Luca Lotti, sottosegretario e braccio destro di Matteo Renzi, ci sono i giornali che raccontano l’ennesima tragedia, la morte di Sara Milo, fiorentina di 17 anni, travolta e uccisa da un automobilista ubriaco a Marina di Castagneto mentre stava passeggiando con gli amici.

Sottosegretario, sono passati cinque anni da quando è iniziata la battaglia per l’istituzione del reato di «omicidio stradale». Perché la politica non ha ancora approvato la legge che prevede l’inasprimento delle pene?

 

«Abbiamo approvato in prima lettura il testo al Senato. Ma l’iter per approvare una legge è molto complesso. Sono addolorato e, ancora di più, arrabbiato. Perché il tempo della politica continua ad essere più lento del tempo del Paese, della vita del Paese. E mettere gli anticorpi per una delle piaghe che sono gli omicidi causati da guida pericolosa e in stato di ebbrezza o sostanze stupefacenti è urgente. Il nostro tempo è scaduto ogni volta che dobbiamo piangere un’altra vittima della strada, un’altra volta in cui non sappiamo come consolare l’inconsolabile dolore dei genitori di una ragazzina come Sara».

Perché molti tra deputati e senatori si sono messi di traverso?

«Nonostante la grande pressione sociale del Paese, non tutti, in Parlamento e fuori, sono d’accordo con l’impianto che noi invece difendiamo con tenacia. Molti uomini di legge sono contrari all’istituzione di un reato ad hoc per punire l’omicidio stradale, convinti che basterebbe inasprire le pene attuali. Dubbi e opposizioni che rimangono ancora forti sono entrati nel dibattito e nelle votazioni. Il risultato raggiunto è il frutto della mediazione raggiunta tra il fronte del “no” e quello del “sì”, che ha prevalso: a chi uccide guidando in stato di alterazione sarà tolta la patente fino a 30 anni, e rischierà fino a 18 anni di carcere in caso di omicidio plurimo».

Lei corre o è scrupoloso al volante?

«Io vorrei solo correre in Parlamento, perché il prima possibile la legge e i suoi effetti entrino in vigore e spingano a condotte più corrette gli automobilisti che continuano, nonostante le campagne e la portata del fenomeno, a mietere vittime sulla strada».

Dopo la pausa estiva la legge sarà riesaminata in Commissione giustizia alla Camera. E se sarà modificata anche solo di una virgola tornerà a Palazzo Madama: non teme che, visto l’altissimo valore di questa legge, in un momento politico così delicato la minoranza dello stesso Pd vi metta i bastoni tra le ruote?

«Qui fortunatamente non c’è alcun tipo di divisione tra maggioranza e minoranza del Pd. Ovvio, potranno essere introdotte modifiche alla Camera e servirà una nuova approvazione al Senato. Ma questo non mi preoccupa. Sono certo che riusciremo a chiudere entro l’anno».

Il viceministro Nencini, nei mesi scorsi, aveva annunciato un decreto urgente per «uscire dalla palude». Se i tempi si dovessero allungare, conferma che il governo procederà d’autorità? Vista questa serie di morti potrebbero esserci le ragioni di urgenza.

«Il governo farà la sua parte. Lo ripeto: entro l’anno avremo certamente la legge sull’omicidio stradale. È una promessa che abbiamo già fatto nel dicembre 2014: se i tempi non permetteranno una rapida approvazione siamo pronti ad intervenire».

Questa battaglia è partita da Firenze, dopo la morte di Lorenzo Guarnieri, ucciso cinque anni fa da un ubriaco alle Cascine. Suo padre, Stefano, è molto amareggiato, perché dice che anche chi ha ucciso Sara rischia una pena simile a quella di chi ha rubato un portafoglio. Cosa di sente di dire ai familiari delle vittime della strada?

«Che la politica farà la sua parte. Niente e nessuno potrà ridare indietro Lorenzo o Sara ai suoi genitori. Ma il nostro compito è quello di rendere il nostro Paese più civile e giusto. E stiamo continuando ad intervenire sul Codice della strada per ridurre del 50 per cento morti e feriti entro il 2020, così come chiede anche l’Unione europea».

 

Fonte: corrierefiorentino.corriere.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *