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A Firenze infuria la guerra dei risciò: chi pedala e chi (forse) no

Risciò all’ombra della cupola di Brunelleschi. Certo, è possibile: per il turista che voglia farsi trasportare per il centro storico ascoltando nel frattempo aneddoti divertenti di episodi accaduti negli angoli antichi della città, o per il cittadino con problemi di deambulazione che può arrivare fino ala soglia della propria meta, o semplicemente per quello che vuole far presto, evitare la congestione del traffico scegliendo un mezzo alternativo e sostenibile. Insomma, una sorta di mezzo ideale, verrebbe da pensare, cui le amministrazioni lungimiranti dell’italica penisola dovrebbero dare attenzione e manforte. Tuttavia, la questione è più complessa di quanto appaia.

Intanto, Firenze fu il primo Comune d’Italia a cercare di disciplinare un settore in cui non esisteva normativa nazionale. Accadde nel 2010, sull’onda di una raccolta firme, lanciata dalla cooperativa Tre Rote, una delle prime che nel 2008 ebbe l’idea di impiantare questa forma di trasporto “green” in città, visto i vari inciampi, per lo più di ordine regolamentare e burocratico, cui la nuova attività andava incontro. Una raccolta firme cui aderì con entusiasmo la popolazione, tant’è vero che al nuovo sindaco Matteo Renzi vennero consegnate ben 2.300 firme di cittadini raccolte in poco tempo. A domanda, risposta: in pochi mesi nacque una sperimentazione che riguardava veicoli denominati risciò a pedali, pur concedendo la “pedalata assistita”. Vale a dire, sui velocipedi era permesso montare un motore elettrico di bassa potenza che permetteva un “aiuto” al conducente. La nuova attività veniva, in mancanza di normativa nel codice stradale, equiparata (secondo l’interpretazione dell’allora comandante dei vigili urbani di Firenze Ancillotti) a un servizio di pubblico intrattenimento su tre ruote. Vale a dire, rientrava nel settore degli artisti di strada. Del resto, il conducente era tenuto a raccontare ai passeggeri aneddoti cittadini passando per i vari angoli antichi della città. La delibera prevedeva l’attuazione di 5 progetti sperimentali per tre mesi. I 5 “posti” vennero tutti attribuiti. Il periodo “sperimentale” venne poi via via prorogato, fino al 2103. Dunque, erano passati tre anni. Nel 2013 si mise all’opera anche un sesto soggetto, con un modus di attivazione che suscitò subito dubbi, in quanto giunse a “giochi fatti”: vale a dire, in deroga a quanto stabilito dalla delibera. Cinque progetti accettati, tutti partiti e con una propria vita. Il che significava, secondo gli operatori, che non c’era nuova possibilità di accesso per altri soggetti.

Ma non risultò così. Infatti, il Comune di Firenze aveva autorizzato l’attività dei nuovi operatori. Dunque, tutto a posto? No. Il problema si riaccende a questo punto circa la natura dei nuovi velocipedi. Che scatenano una serie di nuove questioni. Prima di entrare nel merito però è necessario segnalare che, grazie alla tenacia degli operatori originari, qualcosa era cambiato anche nella normativa. Infatti, con la sperimentazione fiorentina che aveva fatto da battistrada per altri comuni italiani, nel febbraio 2014 il Codice della Strada era stato modificato, consentendo ai velocipedi di di svolgere servizio di NCC, vale a dire, noleggio con conducente.

Nel 2014 però i nodi vengono al pettine, in particolare per quanto riguarda la natura dei velocipedi usati dal “nuovo” soggetto. Il problema che si pone è: si tratta sempre di velocipedi sia pur “assistiti” o si tratta invece di veicoli elettrici tout court?

A sollevare il problema è Confesercenti, che mette in campo due richieste di accertamento, la prima nel giugno del 2014, la seconda nel 2015. Non solo: uno dei veicoli, qualche mese fa, viene sequestrato dai vigli urbani, in quanto trovato nell’esercizio del trasporto senza catena. Il che escluderebbe l’uso dei pedali e dunque anche la definizione di “velocipede”. A questo punto, interviene anche un’interrogazione in consiglio comunale, avanzata dal gruppo Firenze riparte a sinistra, con Sel e Rifondazione Comunista.

Per quanto riguarda le richieste di accertamento di Confesercenti (fra la prima e al seconda passa circa un anno senza nessuna reazione) il problema che pone con forza l’associazione è quello della legittimità dell’uso un certo tipo di veicoli.

Il dubbio che pone Confesercenti è se tutti gli operatori utilizzino effettivamente veicoli a norma o se qualcuno “faccia il furbo”. Dopo aver lodato l’amministrazione comunale per l’opera di battistrada svolta nella normazione del servizio, avanza il dubbio che qualche operatore non stia ai patti normativi. “A giugno 2013 – scrive Confesercenti – l’amministrazione, in deroga a quanto stabilito dalla delibera di giunta 239/2010, ha pensato bene di autorizzare un sesto operatore che utilizza veicoli che con molta probabilità non sono conformi né a quanto richiesto dalla deliberazione comunale né a quanto richiesto dalla normativa nazionale ed europea vigente”.

In poche parole, l’ipotesi è che su piazza si trovino veicoli con caratteristiche al di fuori della legge. Veicoli elettrici di costruzione cinese, che, mascherati da velocipedi, non vengono né immatricolati né omologati mettendo in atto, fra le altre cose, anche una pratica di concorrenza sleale. Non solo. Se l’ipotesi fosse confermata dagli accertamenti richiesti, si configurerebbero anche reati precisi, non tanto per la cooperativa che ha acquistato i mezzi, ma anche circa l’interrogativo di come sarebbe stato possibile l’introduzione in Italia di mezzi non congrui alla normativa. Insomma l’illegalità si sposterebbe anche sui controlli a livello nazionale. “Ci siamo attivati anche presso la polizia municipale – dice Stefano Fontinelli di Confesercenti Firenze raggiunto a telefono – ma l’impressione è che non si stia valutando in modo serio la questione. Invece, la cosa è molto seria, in quanto se fossero confermati i sospetti, risulterebbero reati precisi: come mai veicoli non a norma risultano importabili e acquistabili in Italia?…”.

La soluzione appare semplice: controllare in modo approfondito velocipedi o veicoli elettrici che dir si voglia. Ma su questo, continua Confesercenti, non abbiamo avuto nessun riscontro dalle autorità preposte. Tant’è vero che, fra primavera ed estate 2015, l’associazione reitera la richiesta coinvolgendo, anche, la Motorizzazione civile. E nel frattempo, un veicolo che sembra viaggi senza catena viene fermato. Ma….. sembra che gli accertamenti siano così complessi che nessuna competenza degli uffici riesce a venirne a capo.

E’ questa la sintesi anche della risposta all’interrogazione che viene posta in consiglio comunale dal gruppo della sinistra radicale, che pone tre domande precise all’assessore allo sviluppo economico Bettarini: 1) se il veicolo sequestrato è effettivamente elettrico o no; 2) in caso di risposta affermativa alla prima questione, “se e come l’amministrazione intenda perseguire la legalità e la sicurezza stradale impedendo la circolazione di altri veicoli elettrici identici a quello sequestrato”; 3) se viene corrisposto un canone per la pubblicità riportata sulla carrozzeria dei suddetti veicoli e a quanto ammonta. A margine, infatti, si nota che i veicoli o velocipedi portano anche “strisce” pubblicitarie. Da indagare se vengono “pagate” o no.

L’amministrazione a domanda risponde.

“ La Polizia Municipale – è la risposta – ci informa di avere effettuato diversi controlli relativamente all’attività in oggetto ma come spesso accade per le innovazioni tecniche introdotte dall’ingegneristica, le norme che ne seguono l’evoluzione in modo costante, aggiornandosi regolarmente ad esse, hanno necessità di consolidarsi anche dal punto di vista della normativa prima di potersi considerare applicabili con certezza a tutti i casi riscontrabili in strada”. In altre parole, gli accertamenti tecnici sembrano davvero… “insormontabili”.

Anche nei casi – continua la risposta – in cui sono state riscontrate violazioni secondo l’interpretazione della norma data dagli operatori di polizia municipale, i verbali sono stati impugnati e poiché non disponiamo di uno storico consolidato dalla casistica, risultando ancora pendente il giudizio del giudice di Pace, non è possibile avere ancora un quadro di certezza normativa tale da capire se la modalità di controllo applicata fino ad ora possa essere estesa in modo sistematico a tutte le altre ipotesi assimilabili al caso in parola”.

Infine, la questione pubblicità: “... non ve ne è menzione nella Scia depositata presso la Suap e non vi è stata comunicazione in tal senso nemmeno da parte degli organi di controllo”. Risposte che, oltre a non chiarire granché, lasciano la situazione immutata.



Fonte: www.stamptoscana.it

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