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Assenze di Capodanno, chiusa l’indagine. Rischiano il processo 54 vigili e 94 medici

La notte di San Silvestro, i vigili urbani che non si presentarono in servizio furono 894. Di questi, 644 presentarono un certificato medico per dimostrare il loro cattivo stato di salute; un centinaio si giustificò invocando la 104, per assistere familiari malati; una settantina usufruì di un permesso retribuito e altri 80 andarono a donare il sangue. A nove mesi da quell’assenza di massa, la procura ha chiuso l’inchiesta e si appresta a chiedere il giudizio per agenti infedeli e medici compiacenti. Sono 149 gli indagati che in questi giorni stanno ricevendo l’avviso di conclusione dell’indagine preliminare, firmato dai pm Stefano Fava e Nicola Maiorano: 54 vigili e 95 medici.

Paradossalmente più medici che vigili, anche se a questo conto vanno aggiunti i tre caschi bianchi indagati per interruzione di pubblico servizio (per aver invitato i colleghi via Facebook a “disertare”) e i 17 agenti che avevano dato la reperibilità ma non si sono presentati pur essendo stati richiamati: per loro i pm hanno già firmato un decreto penale di condanna da 4mila euro. Il cuore dell’inchiesta restano i certificati fasulli: oltre al singolo che non è mai andato a donare il sangue, sono 53 i vigili che se li sono fatti rilasciare senza una visita, 49 i medici compiacenti che li hanno firmati (c’è chi ne ha emesso più d’uno).

Il risultato è che i camici bianchi sono accusati di falso in certificazione medica, i vigili di truffa. Questi ultimi, se lo chiederanno, potranno essere sentiti dai carabinieri per dare la loro versione, poi sarà il gup a decidere. Un’altra fetta dell’indagine riguarda i 23 medici che sostituivano i titolari per le vacanze natalizie, e questi ultimi. Se i primi, dopo aver visitato i vigili malati, sono entrati nel sistema informatico dell’Inps con le credenziali dei colleghi, i secondi hanno avallato questa pratica fornendo dati sensibili, account e password. Così hanno commesso, insieme, tre reati: i sostituti si sono macchiati di accesso abusivo a sistema informatico e sostituzione di persona, i titolari di violazione della legge sulla privacy.

 

Fonte: roma.repubblica.it

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