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Passaporti, auto, Servizi: le polizie europee si parlano poco e male

La strage di Parigi ha svelato la Babele del sistema informativo dei Paesi occidentali. Le polizie e i servizi di sicurezza faticano a dialogare l’un con l’altro, a scambiarsi dati e informazioni in tempo reale. Il flusso di notizie o non funziona, o funziona male. Di questo handicap nel sistema delle comunicazioni interne della sicurezza europea gli uomini del Califfo sono consapevoli. E se ne approfittano per sgusciare tra i buchi che si aprono nelle maglie dei controlli.

Hanno capito, ad esempio, che se risiedono in un Paese dove sono monitorati, possono compiere un attentato in un altro Stato dove – a causa di questa carenza di scambi informativi – possono agire pressoché indisturbati. Ecco alcuni esempi di come questa Babele tra le polizie provochi ritardi e incomprensioni nelle indagini. A vantaggio dei terroristi. E anche la polizia francese ha i suoi problemi interni se, come pare ormai accertato, Salah Abdeslam era stato fermato a Cambrai poche ore dopo gli attentati e rilasciato. Fuggito, lo stanno ancora cercando.

SCHEDA / GLI IDENTIKIT DEGLI ATTENTATORI DI PARIGI

Le lacune negli scambi informativi. Nonostante l’esistenza dell’Ue, non è ancora stato messo a punto uno scambio informativo efficiente tra i Paesi occidentali. Così le cellule jihadiste scommettono sul limitato ‘dialogo’ tra partner Ue. Questa carenza è emersa in modo plateale in occasione dell’attacco contro il treno Thalys in viaggio da Amsterdam a Parigi nell’agosto scorso. Mentre il sospetto era stato segnalato sia in Spagna che in Francia, Belgio e Germania, le rispettive capitali non se l’erano comunicato tra loro.

Il puzzle passaporti. Gran confusione regna inoltre sui passaporti ritrovati presso lo Stade de France. Un passaporto siriano a nome di Ahmad Almohammad, 25 anni, è stato ritrovato allo Stade de France. Un migrante in possesso di questo documento è stato registrato lo scorso 3 ottobre sull’isola greca di leros. L’uomo ha presentato una domanda di asilo in Serbia, nel centro di accoglienza di Presevo, poi le sue tracce si sono perse in Croazia. Il suo nome non è conosciuto dai servizi dell’Antiterrorismo francese. Gli inquirenti restano prudenti sulle conclusioni da tirare: il passaporto è autentico, potrebbe essere stato rubato o acquistato.

Le impronte digitali del kamikaze, nei pressi del quale il passaporto siriano a nome di Ahmad Almohammad è stato ritrovato, concordano con quello di un uomo controllato in ottobre in grecia. Secondo gli investigatori, è molto probabile che i due uomini abbiano comprato, separatamente, due falsi passaporti siriani dallo stesso falsario in Turchia.

Intanto la polizia serba ha arrestato un migrante in possesso di un passaporto siriano che contiene lo stesso nome di quello scoperto a Parigi. Il documento che conteneva lo stesso nome e gli stessi dati ma una fotografia diversa è stato scoperto sabato nel centro di accoglienza di presevo e la persona che lo aveva con sé è stata fermata per essere interrogata.

Le allerte ignorate. Due 007 iracheni hanno riferito che la Francia era stata messa in guardia nella giornata di giovedì “un imminente attacco”. Gli iracheni avrebbero aggiunto particolari sulla loro informativa, specificando che il gruppo di fuoco sarebbe stato composto da 19 elementi, ed altri 5 avrebbero curato la logistica. Anche la Turchia ha ammesso di avere inviato ai francesci analoghe segnalazioni. Ma un responsabile dei servizi francesi ha replicato che avvertimenti di quel tipo arrivano “costantemente” ed “ogni giorno”.

Anche il web, del resto, è stato invaso da post anonimi che annunciavano attentati in Occidente. Un allerta alla Francia sarebbe arrivato anche dagli Usa. Ma a questo proposito è intervenuto direttamente Obama per chiarire che da circa un anno gli 007 americani temevano un attentato dell’Is in Occidente. Ma non avevano ricevuto alcuna informazione precisa da passare alle autorità francesi.

La Seat nera fantasma. La Seat nera dei terrorista in fuga era stata già trovata domenica dalla polizia francese in un quartiere di Parigi. Ma le comunicazioni Francia-Italia, e in genere Francia-Ue, non devono aver funzionato a dovere se la Polizia italiana ha continuato le ricerche per le successive 24 ore, senza trovare ovviamente nessun riscontro dell’eventuale entrata dell’auto sul nostro territorio. E quindi in Italia caccia all’auto “fantasma” è degenerata nel caos con false notizie si sono rincorse per tutta la giornata: “L’auto è entrata in Italia attraverso la frontiera di Ventimiglia”. “La Seat nera è in Piemonte”. “La vettura sta percorrendo la tangenziale di Torino”. “Il terrorista in fuga nel Nord Est”. Le ricerche sono proseguite fino a quando la parola fine l’hanno messa, nel tardo pomeriggio di lunedì, gli investigatori d’Oltralpe, quando hanno chiarito l’equivoco. La macchina era stata ritrovata in Francia domenica mattina. I francesi si erano “scordati” di avvisare i partner europei.

 

Fonte: www.repubblica.it

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