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L’Aci striglia i Comuni: “Non investono il 50% delle multe in sicurezza come prevede la legge”

«Se fossi sindaco di una città, la prima cosa che mi chiederei è: cosa posso fare per evitare che i miei concittadini continuino a morire per strada?». Difficile dar torto al presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani. Soprattutto a leggere il dato un po’ inquietante fornito dall’Aci. Il calo costante degli incidenti mortali in zone extraurbane nel corso degli ultimi anni è stato di fatto neutralizzato dal corrispettivo aumento di vittime in città. Per semplice deduzione, vuol dire che le politiche di sicurezza sono meno efficaci nei centri urbani. Muoiono più pedoni, più ciclisti, più motociclisti, e anche più automobilisti, soprattutto nelle periferie dove si corre più velocemente e dove le infrastrutture sono carenti.  

Eppure i soldi ci sarebbero. Perché in questi ultimi sei anni, secondo i dati Aci, le sanzioni per infrazioni sono aumentate del 21%. Peccato però che i Comuni, alle prese con le casse vuote, dirottino i soldi previsti per mobilità e sicurezza ad altre pur importanti voci di spesa. Facendo ciò, i sindaci contemporaneamente violano una legge e il Codice della strada. Partiamo dalla legge, del 1997, che impone che a livello locale gli introiti dei biglietti coprano almeno il 35% delle spese per il Trasporto pubblico locale. Secondo i calcoli della Fondazione Filippo Caracciolo forniti all’Aci, solo 5 dei 20 capoluoghi di regione riescono a rispettare questo parametro (Milano, Firenze, Bologna, Ancona e Perugia). Napoli si ferma al 17%, Palermo all’11% e Potenza addirittura al 2%. E Torino? L’Aci spiega che il Comune non ha mai risposto e fornito le cifre dei ricavi dai biglietti. «Questo è anche il problema – continua Sticchi Damiani – non c’è trasparenza e comunicazione. Quanti soldi sono? Dove finiscono?». Lo stesso vale per i proventi delle multe. Il Codice prevede che il 50% vada reinvestito in strade più sicure, nuove tecnologie, riammodernamento. Gli incassi da sanzioni dei 20 capoluoghi sono un miliardo di euro circa, dei quali la metà, 500 milioni, dovrebbe essere destinato alla sicurezza degli automobilisti. A Torino la media annuale calcolata è 61 milioni, 30,5 dei quali andrebbe alla mobilità. E invece: «Le amministrazioni comunali disattendono questo obbligo». 

SERVONO SANZIONI  

L’Aci suggerisce al governo un drastico u-turn ora che in parlamento si sta discutendo del nuovo Codice della strada. «Basterebbe prevedere pesanti misure sanzionatorie per le amministrazioni inadempienti. Le norme ci sono, ma dobbiamo farle rispettare» esorta Sticchi Damiani. Anche perché gli incidenti hanno un costo sociale collegato. E anche qui, l’Italia va a diverse velocità. Ci sono regioni più virtuose, come Emilia Romagna, Friuli, Lombardia, Piemonte e Veneto, che attraverso investimenti mirati hanno diminuito le disgrazie stradali. E poi ci sono le maglie nere: Campania, Puglia e Sicilia. Gli interventi da fare sono specifici, le tecnologie neanche troppo dispendiose: infrastrutture, formazione e controlli su auto che il ricambio mancato durante la crisi ha gravato di troppi chilometri.  

Un tasto su cui preme l’Aci sono gli incroci a raso, da sostituire con le rotatorie che costringono anche i più fanatici del brivido a rallentare. O gli attraversamenti pedonali ancora troppo poco visibili. Se i soldi che ci sono fossero sfruttati sulla sicurezza la spesa sociale diminuirebbe. Basti pensare che lo Stato oggi spende 18 miliardi di euro l’anno per gli incidenti. Secondo l’Aci, se tutte le regioni si fossero comportate come quelle più virtuose dal 2001 l’Italia avrebbe risparmiato 27 miliardi di euro.  

 

Fonte: www.lastampa.it

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