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Il vigile urbano che fa il volontario sul fronte ucraino

esercito_italiano

esercito_italianoSi chiama Mauro Voerzio, ha 48 anni, è torinese, fa il vigile urbano. A Kiev lo chiamano «Patriot», il Patriota, e giornali e tv fanno a gara per intervistarlo. In Ucraina è diventato famoso (cosa che lo imbarazza, ma è così, è la verità) perché aiuta i volontari che stanno difendendo il Donbass dagli insorti filorussi. «Distribuisco generi di prima necessità, a volte piccole cose buone solo per sollevare un po’ il morale a chi è costretto a combattere in mezzo al fango, al freddo, alle privazioni», racconta. La scorsa settimana ha consegnato medicinali e razioni alimentari ai cosacchi del battaglione Sich, nelle trincee attorno a Donetsk, città caduta assieme a Lugansk e alla Crimea nelle mani degli indipendentisti. «La guerra ha messo in fuga un milione di profughi e causato oltre seimila morti» ricorda. E si continua a morire, nel Donbass, perché gli scontri – nonostante il cessate fuoco – proseguono. Voerzio l’Ucraina l’ha scoperta un decina di anni fa. «Venni qui in vacanza e qui ho incontrato mia moglie», ricorda.

 

«Gli angeli di Maidan»

Nel 2007 apre a Torino un’agenzia turistica, organizza viaggi nell’ex Repubblica sovietica. È nella sede di Kiev quando nel 2013 esplode la rivolta. I manifestanti protestano contro il governo, che accusano di essere ostaggio di Mosca e contrario all’ingresso in Europa. Non ci sono mediazioni, l’esercito apre il fuoco sulla folla, è un massacro. «Ho vissuto gli scontri nelle strade, visto decine di ragazzi freddati dai cecchini». Dal suo ufficio a pochi passi da Maidan – la piazza dove gli incidenti furono più violenti e causarono un centinaio di morti – si infila senza esitare nel cuore della protesta. Due mesi dopo, al rientro dalla capitale, scrive di getto «Gli angeli di Maidan» «per testimoniare quello che avevo visto ma i media avevano solo in parte compreso e raccontato». Il vigile torinese diventa uno dei punti di riferimento per la comunità ucraina in Italia: invia aiuti umanitari al fronte, s’improvvisa inviato di guerra, pubblica su Internet interviste e reportage.

 

Nel mirino dei nemici

Per questo motivo finisce nel mirino dei nemici che lo accusano di essere «spia al soldo della Cia, fascista, mercenario». Falsità che si dissolvono come bolle di sapone «anche se – ammette – non è stato facile difendersi dalla propaganda russa perché i suoi mezzi sono subdoli e illimitati». Non molla, continua a dedicare tutte le sue energie per tenere accesi i riflettori su questo conflitto a poche ore di volo dall’Europa. Voerzio non ha dubbi: «Bisogna far uscire questa nazione dall’isolamento in cui l’ha costretta la Russia, facendo conoscere la sua cultura, le sue bellezze, la sua storia». Ci proverà anche lui da Torino, la sua città, da cui tenterà di «far scoprire agli italiani l’Ucraina e agli ucraini il nostro Paese». «Patriot», insomma, sotto due bandiere.

 

Fontewww.lastampa.it

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