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A piedi chi guida ubriaco

Chi incorre nelle ipotesi più gravi di guida alterata dall’alcol o dalla droga rischia di restare a piedi per parecchio tempo. La revoca triennale della patente scatta infatti dalla data di passaggio in giudicato della sentenza o del decreto penale di condanna e non dal momento dell’accertamento del reato.

Lo ha ribadito il ministero dei trasporti con circolare 938 del 18/1/2016. La legge di riforma stradale 120/2010 ha inasprito le conseguenze della guida alterata dall’alcol e dalla droga prevedendo all’interno degli articoli 186, 186-bis e 187 del codice la revoca di tre anni per i conducenti più negligenti.
È il caso per esempio degli autotrasportatori professionali trovati in cabina gravemente alterati dall’alcol o sotto l’influenza di sostanze stupefacenti. Oppure più semplicemente di chiunque provochi un incidente con una quantità elevata di alcol nel sangue o sotto l’effetto di droghe. L’indicazione letterale dell’art. 219/3-ter però ha aperto dubbi sulla data di concreta applicazione della revoca da parte della motorizzazione.

Da una parte alcune interpretazione giurisprudenziali ritengono che la revoca triennale della licenza di guida si attivi dalla data dell’accertamento stradale. A parere del ministero dei trasporti, invece, la data di accertamento del reato, da cui decorre il triennio di inibizione forzata alla guida, va intesa con riguardo al passaggio in giudicato della sentenza o del decreto penale e non già con riferimento al momento in cui l’organo di vigilanza contesta l’infrazione. Questa interpretazione, sostenuta con forza in tre precedenti circolari del 7/7/2014, 18/6 e 21/12/2015, torna di stretta attualità, a parere del ministero, a seguito della recente ordinanza n. 4709/2015 del tribunale di Como. La decisione lombarda, specifica la circolare, conferma la posizione assunta dal dipartimento per i trasporti terrestri. Sul piano logico, ribadisce la nota, è importante il fatto che i tre anni per il riconseguimento della patente devono partire dalla revoca della patente «che ai sensi dell’articolo 224, consegue a una sentenza irrevocabile di condanna».

Fonte: www.italiaoggi.it

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