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Ogni Comando ha la sua Sara

In vent’anni di lavoro svolto all’interno della Polizia Locale di varie città ho sempre scelto di non prendere posizione visto che spesso (troppo spesso), il rischio di strumentalizzazione è alto. Scrivo queste poche righe per Sara che fino a ieri sera non conoscevo, ma che oggi sento molto vicina, come collega, amica, donna. Sara Gambaro era una collega di Novara, è stata investita e uccisa mentre faceva il suo lavoro.
Penso ai due figli di Sara, mentre aspetteranno “il via” dall’agente in divisa che tutte le mattine li proteggerà nell’attraversare la strada che li separa dall’entrata della scuola. E vedranno la loro mamma. Penso al marito di Sara, durante uno dei tanti controlli di Polizia Stradale quando consegnerà con orgoglio e tristezza i suoi documenti, pensando che Sara era una di loro.
Chi fa il nostro lavoro, chi lavora ogni giorno per garantire la sicurezza della comunità, chi ha lavorato su quella strada che molto riesce a darti in termini di soddisfazioni professionali ma che quando decide è in grado di portarti via tutto, persino la vita; impara con gli anni, che quando esci di casa, ogni mattina non puoi né litigare né lasciare nulla in sospeso (con la famiglia, i colleghi, gli amici etc), perché potresti non avere più la possibilità di spiegare.
 
Al netto di rivendicazioni contrattuali, normative, del risalto che la stampa può dare alle diverse morti sul lavoro, un giorno mi piacerebbe che la “legge” della polizia locale non avesse il nome di un proponente politico bensì di Sara. Una donna e una collega di cui andare orgogliosi, perché dietro a lei c’è e ci sarà sempre un esercito silenzioso dedito al servizio.
 
Maria Teresa Maniero


Fonte: www.asaps.it

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