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Occupazione suolo pubblico in eccedenza rispetto all’entità autorizzata: decade la concessione

occupazione suolo pubblico

Il TAR Lazio, con sentenza n. 225/2017ha stabilito che la circostanza che la ricorrente abbia occupato il suolo pubblico in palese eccedenza rispetto all’entità autorizzata, e comunque in misura superiore anche all’entità che essa reputava consentita, ha veicolato la pronuncia di decadenza da parte dell’ente comunale

Il fatto. La Polizia Locale ha elevato a carico di titolare di attività di commercio su area pubblica ben quattro verbali di infrazione al regolamento comunale e al codice della strada, avendo accertato, in sede di sopralluogo, l’occupazione di spazi eccedenti quelli autorizzati, addirittura superiori anche a quelli che la ricorrente stessa ipotizza come autorizzati sulla base del grafico da essa presentato all’amministrazione. Di conseguenza il Comune comunica al titolare la dichiarazione di decadenza dalla concessione permanente di suolo pubblico, con la diffida a rimuovere l’occupazione abusiva di suolo pubblico con sedie, tavoli e ombrelloni nello spazio antistante l’attività di bar e ristorante.  A seguito di nuova istanza di occupazione di suolo pubblico da parte del titolare dell’attività, l’amministrazione comunica il proprio diniego. Avverso tali provvedimenti è proposto ricorso al TAR competente.

Palese eccedenza rispetto all’entità autorizzata e pronuncia di decadenza

Il TAR Lazio, nel respingere il ricorso del ricorrente, ricorda che:

“l’art. 8 c. 1 del Regolamento Cosap (del. C.C. n. 119/2005, ratione temporis vigente), stabilisce che “Sono cause di decadenza dalla concessione: …. b) l’uso improprio del suolo pubblico; c) l’occupazione eccedente lo spazio autorizzato dall’atto di concessione …”.
La circostanza che la ricorrente abbia occupato il suolo pubblico in palese eccedenza rispetto all’entità autorizzata, e comunque in misura superiore anche all’entità che essa reputava assentitale, ha veicolato la pronuncia di decadenza che, a fronte degli abusi accertati e conclamati, altro sbocco non avrebbe potuto avere”

Termini di conclusione del procedimento e presunta tardività dei pareri resi in seno alla Conferenza di servizi

Anche di fronte all’obiezione del ricorrente circa il fatto che la domanda di occupazione di suolo pubblico si sarebbe dovuta concludere entro 60 giorni, mentre il parere contrario della Conferenza di servizi è giunto oltre i termini di conclusione del procedimento, i giudici del TAR – in ordine ai termini di conclusione del procedimento, ed alla presunta tardività dei pareri resi in seno alla Conferenza di servizi – non ravvedono motivi per cui discostarsi dal consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa, teso ad affermare il principio secondo il quale il mancato rispetto del termine, entro il quale la pubblica amministrazione deve avviare e/o concludere il procedimento, non assurge a requisito inficiante la validità del provvedimento adottato tardivamente.

Leggi la Sentenza TAR n. 225 del 9.1.2017

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