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Rapporto di servizio della Polizia Municipale come prova in sede di processo penale

competenza giudice di pace

Imputato condannato per lesioni personali gravi, ricorre in Cassazione sperando di vedere ridotta la pena. Tra i motivi di ricorso, particolarmente interessante in questa sede il fatto che egli deduca “violazione di legge per avere il giudice ritenuto la penale responsabilità in difetto di prova utilizzabile, tali non potendosi considerare la documentazione prodotta dal P.M.” e “le dichiarazioni rese dall’imputato nella immediatezza, laddove, con specifico riferimento alle dichiarazioni della p.o., le stesse erano state caratterizzate, per come affermato dallo stesso giudice, da una certa confusione dei ricordi.”

La legittima acquisizione del Rapporto di servizio della Polizia Municipale

I giudici della Cassazione ribattono che, all’interno della sentenza impugnata, si rinvia al rapporto di servizio della Polizia Municipale. La correttezza della sua acquisizione è garantita dal suo essere atto irripetibile di constatazione delle violazioni del C.d.S.

Avendo confermato e ribadito la legittima avvenuta acquisizione, da parte del giudice, del rapporto di servizio stilato dalla Polizia Municipale, la Cassazione rigetta il ricorso.

Cosa sono gli atti irripetibili?

Ai sensi dell’art. 354 del Codice di Procedura Penale gli atti irripetibili sono quelli contenenti informazioni riguardanti accertamenti che non potranno più essere compiuti in sede di dibattimento. Rientrano fra questi la diretta cognizione di fatti, situazioni e comportamenti dotati di rilevanza penale e legati a un determinato contesto spazio-temporale. Essendo queste situazioni soggette a modificazioni o destinate a scomparire in breve tempo, verrebbero disperse ai fini probatori. Proseguono i giudici di Cassazione ricordando che:

“i verbali di sopralluogo e di osservazione, con le riprese fotografiche connesse, in quanto riproducenti fatti e persone individuati in situazioni soggette a mutamento costituiscono atti irripetibili ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 431, lett. b), C.P.P.”.

Consulta il testo della Sentenza della Corte di Cassazione n. 4220 del 30.1.2017

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