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La truffa dei contachilometri delle auto truccati

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Prato, inchiesta della Procura sulle officine compiacenti che “ringiovaniscono” le auto. Alcuni hanno già confessato.

Truffa, tentata truffa, frode in commercio e addirittura attentato alla sicurezza dei trasporti. Sono le ipotesi di reato di una delicata inchiesta condotta dal sostituto procuratore Laura Canovai e affidata al Gruppo della guardia di finanza sul fenomeno dei contachilometri “taroccati”, cioè modificati per far sembrare che l’auto abbia percorso meno strada di quella che in realtà ha fatto. E naturalmente venderla a un prezzo superiore a quello che si otterrebbe se il contachilometri non fosse truccato.

L’inchiesta è alle battute finali ed è ancora coperta da riserbo, ma gli indagati sono tutti a conoscenza delle accuse che vengono loro mosse, tanto che alcuni di loro hanno confessato quello che non potevano negare e tramite i loro legali hanno già fatto istanza di patteggiamento prima dell’avviso di chiusura indagini.

Gli accertamenti della guardia di finanza, delegati dal magistrato, sono partiti da una concessionaria auto pratese e poi si sono allargati ad altri soggetti, a cui viene contestato di aver “tirato indietro” i contachilometri in maniera manuale o digitale. Agli atti dell’inchiesta ci sarebbero anche un paio di querele presentate da persone che hanno acquistato un’auto usata e poi si sono accorte che i chilometri indicati erano molti meno di quelli effettivamente percorsi dalla vettura. Da qui l’ipotesi di truffa. In altri casi si ipotizza la tentata truffa, quando l’auto controllata non era stata ancora venduta. Stesso discorso per l’accusa di frode in commercio, l’articolo 515 del Codice penale che punisce chi mette in vendita un prodotto diverso da quello pattuito.

Quanto all’ipotesi di attentato alla sicurezza dei trasporti, che sarebbe il reato più grave (perché punito con condanna fino a cinque anni di reclusione) ma anche più difficile da dimostrare, deriva da una semplice considerazione: ci sono parti di una vettura che devono essere sostituite ogni tot chilometri, ma se il contachilometri non dice il vero, chi guida l’auto non può sapere quando è arrivato il momento di cambiare il pezzo e così può andare incontro a rotture improvvise e incidenti stradali.

Il modo più semplice per capire se un contachilometri è stato alterato è dare un’occhiata alle revisioni periodiche degli automezzi, e così hanno fatto gli investigatori in alcuni dei casi che sono finiti nell’indagine. Se un’auto risulta aver fatto 200.000 chilometri nel 2014 e poi ne dichiara 100.000 alla revisione del 2016 c’è evidentemente qualcosa che non va. Ma esistono anche altri sistemi tecnici per accertare la manomissione dello strumento, perché spesso la taroccatura lascia tracce.

Gli inquirenti insomma ritengono di aver trovato gli elementi sufficienti per sostenere le accuse in giudizio e alcune ammissioni, come detto, li hanno confortati nella loro tesi.

Nel mirino ci sono soprattutto le officine compiacenti, che avrebbero truccato i contachilometri a vantaggio dei rivenditori di auto usate, anche loro indagati in concorso per gli stessi reati.

Quella delle auto ringiovanite è una truffa ricorrente, che spesso dà luogo a inchieste come quella che attualmente vede impegnata la Procura di Prato.

Un’indagine simile è stata conclusa l’anno scorso a Mantova, dove le locali polizia stradale e guardia di finanza hanno scoperto un gruppo criminale che era riuscito a vendere circa 250 vetture coi contachilometri taroccati omettendo di dichiarare ricavi per quasi sette milioni di euro.

Fonte: iltirreno.gelocal.it

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